Un appello di intellettuali, da Abbado a Camilleri, per salvare il monumento del dopo-terremoto Unoccasione per uscire dallequivoco sullarte contemporanea e la sua capacità di diventare patrimonio condiviso Appena due anni fa Riso, il Museo darte contemporanea della Sicilia, si era fatto promotore di un "cantiere della conoscenza" che aveva lo scopo di studiare condizioni di conservazione e strategie di restauro e salvaguardia del grande Cretto che Alberto Burri aveva realizzato sui ruderi della vecchia Gibellina distrutta dal terremoto del 1968 come un colossale memoriale-sudario dellantica cultura belicina. Un monumento simbolo ridotto in stato di degrado, per il quale ora si mobilita un gruppo di intellettuali, da Claudio Abbado ad Andrea Camilleri, reclamandone il restauro. Per quellimpresa, Burri aveva rielaborato il modello dei Cretti che a partire dagli anni Settanta avevano scandito unulteriore tappa della sua severa ricerca formale, con quelle superfici in bianco o nero di acrovinilico su cellotex solcate da solchi irregolari e profondi come un terreno riarso che suturava ogni dissidio tra artificio e natura. Linvito a recarsi nella cittadina del Trapanese era arrivato naturalmente da Ludovico Corrao, e Burri aveva trovato dinanzi allo scenario di quelle rovine e al disegno delle alture e delle vallate loccasione per quella dimensione monumentale relazionata al paesaggio naturale o antropico che già da alcuni anni - con il Teatro-Scultura, con il Grande Ferro - era diventato il momento ambizioso di verifica su scala ambientale del proprio linguaggio. Era il 1981. I lavori cominciarono quattro anni più tardi coinvolgendo, tra gli altri, lItalcementi e nel 1989 dei 90 mila metri quadri previsti 65 mila erano terminati: un immenso lenzuolo funerario adagiato delicatamente sul declivio della collina e percorribile nei suoi anfratti come strade di un abitato, alto quel tanto che basta al visitatore per abbracciare per frammenti continuamente scomposti e ricomposti il volto di quel labirinto, concepito come trait dunion tra memoria e natura. Unopera subito celebrata come uno dei capolavori del maestro di Città di Castello e a sua volta scena privilegiata di altri capolavori rappresentati nelle prime edizioni delle Orestiadi, tra cui lOrestea musicata da Iannis Xenakis e Le Troiane sotto la regia di Thierry Salmon. Gli equivoci e il declino cominciano sin da allora: perché il Cretto, come si vede anche nella maquette conservata al Museo di Gibellina, è rimasto incompiuto contravvenendo quindi alla volontà dello stesso Burri (scomparso nel 1995) e perché, soprattutto nel momento in cui Corrao lasciò la sindacatura, degrado e abbandono hanno compromesso lo stato dellopera, sia con la proliferazione di organismi vegetali lungo i canali e sulle calibratissime ondulazioni delle superfici, sia con alterazioni insidiose dello stato idrogeologico. Fino alla grande pala eolica che da qualche anno si innalza, ultima della filiera, a deturpare lorizzonte del Cretto ignorando - soprattutto chi ne ha dato lautorizzazione - che ad unopera di Land Art quale è quella di Burri si devono gli stessi accorgimenti di salvaguardia, anche visiva, che ai monumenti antichi. A maggior ragione dopo che la Regione, almeno in linea di principio, lo ha accolto a pieno titolo nella sua azione di tutela. In difesa del Cretto, e a favore del suo completamento, giunge ora un appello firmato da un nutrito gruppo di personalità culturali di primo piano (tra cui Claudio Abbado, Marina Abramovic, Franco Battiato, Vincenzo Consolo, Jan Fabre, Arata Isozaki, Mario Martone, Renzo Piano, Arnaldo Pomodoro, Bob Wilson) rivolto al Presidente della Regione e al ministro dei Beni culturali. È anche loccasione per uscire da un perdurante equivoco che riguarda larte contemporanea e la sua capacità (oggi strumentalmente contestata da becere angolazioni, ideologiche) di diventare cultura condivisa tessendo, dal mondo antico a oggi, un unico filo. Nel suo riutilizzare quella fascinazione delle rovine propria del sentimento della modernità sin dalla sua genesi storica, il Cretto si pone, idealmente e topograficamente, a interpunzione dei due siti archeologici più celebri della Sicilia occidentale, Segesta e Selinunte. Nessuno oggi nega alle Cave di Cusa, dove veniva estratta la pietra calcarea per i templi selinuntini, il valore di luogo tutelato sotto il profilo storico e paesistico: includere in tal senso lesperienza del contemporaneo allinterno della grande storia da cui veniamo ci aiuterebbe a comprendere meglio il nostro passato e il nostro presente.