Assessore all'Edilizia e Centro storico Comune di Napoli RISPONDO alle tre lettere sul degrado dei palazzi storici di Napoli pubblicate il 15 gennaio. Premetto che gran parte delle cose scritte non riguardano mie deleghe specifiche, ma come assessore al centro storico penso che questi problemi mi riguardino "comunque". Le critiche fanno riferimento alle questioni dei controlli, delle colpe delle istituzioni e delle conseguenti responsabilità. In sintesi e semplificando, queste le risposte: i controlli sono sempre delle istituzioni; le colpe sono dei proprietari, in primo luogo, e delle istituzioni in seconda battuta, nel caso di inerzia dei primi; le responsabilità civili e penali le accerta la magistratura, quelle culturali appartengono di volta in volta a chi avrebbe dovuto e potuto prendere iniziativa e non l'ha fatto. Sappiamo tutti che esiste la possibilità dei lavori in danno, ma le istituzioni non hanno mai fondi in esubero sui bilanci da anticipare e poi, molto eventualmente, da recuperare. Nel caso concreto del Palazzo Sanfelice alla Sanità segnalato nella prima lettera, la proprietà è al 70 privata e al 30 del Comune. Per le sole parti condominiali occorrerebbero 2 milioni di euro. I proprietari non hanno disponibilità economica. Il Comune non ha fondi. La somma occorrente è venti volte maggiore dei centomila euro che ogni anno sono mediamente in bilancio per il restauroe la manutenzione dell'intero patrimonio edilizio monumentale di proprietà comunale. Ogni stupore è giustificato, ma molto di più, allo stato attuale delle finanze comunali, non si può fare. In ogni caso, si dà la precedenza, a parità di importanza storica, artistica e architettonica, alla proprietà interamente pubblica. Gli autori della lettera lamentano inoltre la mancata risposta del Comune alla manifestazione di interesse avanzata per Palazzo Sanfelice. Si sbagliano. Da settembre 2010 è sul sito del Comune di Napoli la graduatoria delle 240 manifestazioni presentate e tutte giudicate. La valutazione di Palazzo Sanfelice è a pagina 15 dell'elenco con 7 punti (circa metà classifica). Il blocco dei fondi del Piu-Europa per il centro storico di Napoli non ha consentito di andare oltre la valutazione di tutte le proposte. La costante assenza della Romeo (che cura il patrimonio immobiliare del Comune) alle assemblee condominiali di Palazzo Sanfelice è cosa grave. Più grave ancora, per me e se vera, è la qualifica di "rudere" per Palazzo Sanfelice riportata nell'elenco del Patrimonio del Comune. Davvero imperdonabile questo epiteto per uno dei capolavori del barocco napoletano. Fin qui, la risposta sul filo dei diritti-dovere e delle norme. E tuttavia, in casi eccezionali come quelli in discussione, tentare di fare qualcosa in più è obbligo culturale, com'è stato nelle corde di Gizzi che ha segnalato la gravità della situazione. Il Codice dei Beni Culturali consente al ministero di intervenire su proprietà private anche con finanziamenti a fondo perduto. È evento piuttosto raro, per la più volte citata mancanza di risorse, ma è l'unica possibilità da cogliere. In tal caso, il Comune si potrà impegnare a concorrere per la sua parte.