NESSUNA tregua. Nessun patto. Nessuna frenata. Quattro giorni dopo il varo della nuova giunta Alemanno, non si fermano le critiche che arrivano dagli esclusi. Grande è il risentimento di chi si aspettava un altro atteggiamento. E così, prima che «il Vietnam», come l'ha definito qualche esponente della maggioranza, si sposti nell'aula del Campidoglio, per adesso il cannoneggiamento contro il sindaco arriva a mezzo stampa. Comunicati e conferenze (quasi una al giorno) che segnalano il forte disagio degli ex di An (da Fabio Rampelli a Maurizio Gasparri) che si sono sentiti «traditi» dal sindaco. Come «tradito» si è sentito anche Fabio De Lillo, che con il fratello senatore Stefano ha iniziato la sua carriera politica dentro a Forza Italia e che da sabato, ogni giorno, non perde occasione per testimoniare «disagio, nausea e amarezza» nei confronti di Alemanno. Ieri è stato il turno di Stefano De Lillo, che ha convocato una conferenza stampaa palazzo Madama. Domani toccherà a Fabio, ex assessore all'Ambiente, «fatto fuori dal fuoco amico», come ha raccontato ieri il fratello. Darà la sua versione del perché non ha trovato il suo nome, venerdì, tra quelli inclusi nella nuova squadra di Alemanno. Se l'è chiesto ieri anche il senatore Pdl, che giudica la giunta-bis figlia di «accordi di palazzo, prevaricazione e sete di potere», nata tra «intrighi, doppi giochi, tradimenti, incontri notturni, campagne acquisti». Escludendo suo fratello («anche Berlusconi aveva chiesto al sindaco di salvaguardare Fabio»), il sindaco ha fatto «un clamoroso autogol e si è comportato come un allenatore che cambia i giocatori senza il consenso del presidente e dei tifosi. Ma temo per Alemanno che prima o poi il presidente e i tifosi si stufino e decidano di cambiare l'allenatore». Per De Lillo, ora il problema si sposta da suo fratello Fabio al gruppo di uomini («tra consiglieri comunali, municipali e militanti») che fanno riferimento a lui e chiedono «se c'è ancora spazio dentro al Pdl per fare politica». Per questo De Lillo invoca una «verifica urgente». Non minaccia di uscire dal partito, ma tiene la porta aperta: «Ogni decisione sarà concordata col mio gruppo». Contro il sindaco c'è anche la Destra di Francesco Storace, che ieri ha invitato Alemanno a recuperare «sobrietà e lucidità». E di fronte agli attacchi ieri è intervenuto Francesco Giro, sottosegretario ai Beni culturali, che si è detto «rattristato dalle polemiche contro il sindaco anche da chi considero un amico. Il sindaco qualche prerogativa dovrà pure esercitarla senza per questo essere preso a bersaglio».
E ora De Lillo si appella a Berlusconi
La giunta di Milano guidata da Giambattista Alemanno è stata criticata duramente dagli esclusi, tra cui Fabio De Lillo e Stefano De Lillo, fratello di Fabio. I due hanno tenuto conferenze stampa per denunciare il loro disagio e la loro amarezza nei confronti del sindaco. Fabio De Lillo ha chiesto una verifica urgente sulla presenza di uomini del suo gruppo all'interno del Pdl. La Destra di Francesco Storace e Francesco Giro hanno anche condannato le polemiche contro il sindaco. Il sindaco Alemanno è stato accusato di tradimento e di sete di potere. La situazione sembra essere in crisi, con molti esponenti del Pdl che si stanno allontanando da lui.
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