(co.sa.) CAMBIERA' il suo statuto, cambieranno funzioni, profilo, forse anche identità culturale. Dopo le avvisaglie di scontro, i duelli verbali e i crescenti tagli di fondi accompagnati da polemiche roventi, è cominciato il vero e proprio count down per resettare l'attuale organizzazione del museo di arte contemporanea Madre. È stata infatti appena pubblicata sul Burc regionale la proposta di modifica della Fondazione Donnaregina, da cui dipende il Madre. In sintesi, la giunta regionale ha redatto una proposta di modifica che rivede radicalmente l'impianto della Fondazionee del cda. Che introduce la presenza di soggetti pubblici e soprattutto privati che possono, oltre a finanziare le iniziative, anche incidere sulla programmazione culturale. Mutano dunque tutti gli equilibri e l'assetto generale dell'istituzione così come era stata pensata, un museo di arte contemporanea in grado di competere con i maggiori e più autorevoli musei del paese, da Bologna a Rovereto a Roma. In particolare, ciò che colpisce della modifica è la possibilità prevista dalla Regione di dedicare un piccolo spazio fisico del museo per «mostre» extra che di volta in voltai soci potrebbero decidere di destinare, dietro pagamento. «Sarà uno spazio riservato agli amici degli amici?», si ragiona alla Fondazione. È scritto tra le prime righe della proposta di modifica firmata dalla giunta: «Al fine di aprire la Fondazione all'apporto qualificato di soggetti pubblico eo provati con riferimento sia alle linee di finanziamento che, eventualmente, di programmazione culturale, appare necessario inserire e dettagliare nel corpo dello statuto la possibilità di istituzionalizzare le figure dei fondatori Aggiunti o Sostenitori (...)». Se passasse questa modifica - e non c'è dubbio che Palazzo Santa Lucia userà ogni mezzo per tramutarla in realtà - la Regione potrebbe non solo nominare il presidente della Fondazione, ma lo stesso comitato tecnico scientifico, e persino l'ingresso dei "soci privati" e di gallerie private. Un potere di nomina pressocché assoluto sostituirebbe le peculiari e specifiche caratteristiche che oggi sono in capo alla Fondazione e al suo cda. La proposta è stata notificata solo poche ore fa alla Fondazione Donnaregina e attenderà poi un termine prescelto da quest'ultima (si presume 30 giorni) per poter andare avanti. «Vogliono ridurre il Madre a una Asl», è la replica stringata e dura che arriva dal quartier generale del Madre. Ma il direttore Eduardo Cicelyn, solitamente prodigo di repliche a muso duro, stavolta preferisce il "no comment". Segno che è cominciato un braccio di ferro più serio che finirà dinanzi agli avvocati amministrativisti.