Lucca: un milione e mezzo di euro gettati al vento. Da quattro anni è abbandonato perché piaceva alla vecchia giunta ma non interessa a quella attuale planetario, sprechi - zoom Sullo stesso tema Segnalate gli sprechi di denaro pubblico LUCCA. Il progetto era ambizioso, e anche originale: dotare la città di un planetario, un laboratorio di osservazione astronomica con annesse, in una struttura attigua, sala proiezioni, auditorium per incontri e congressi. Un progetto che, nel 2004, doveva mettere in moto un processo virtuoso di aggregazione, partendo dall'aspetto scientifico. L'unico risultato, oggi, è una struttura a cono spuntato in senso obliquo, in cemento armato, completamente vuota ma già ingrigita dagli anni e dalle ingiurie del tempo. Affiancata da uno scheletro a due piani. L'intero complesso, costruito fra il 2005 e il 2006, è avvolto da rovi, costruito su un fazzoletto di terra di proprietà comunale ritagliato fra la via del Brennero e l'estensione dell'acquedotto; invisibile dalla strada statale e pressoché inaccessibile: il cancello dell'acquedotto si apre solo ai dipendenti, lungo il Brennero gli fa da scudo una stazione di servizio. Per scorgere il planetario ammezzato (la località è denominata Salicchi) occorre arrampicarsi sull'argine che separa gli impianti sportivi della località L'Acquedotto dall'a cquedotto vero e proprio. Costo dell'opera finora realizzata, un milione e mezzo di euro, in parte provenienti dalle casse comunali e in parte dal ministero dell'Ambiente (fu infatti Altero Matteoli, all'epoca ministro dell'A mbiente, a siglare nel marzo 2004 il protocollo di intesa con l'a llora sindaco Pietro Fazzi, l'Autorità di Bacino Raffaello Nardi, l' allora presidente della Provincia Andrea Tagliasacchi in cui il ministero, nell'ambito del progetto del planetario, si impegnava a finanziare i lavori di restauro e consolidamento del Serchio in quella zona). Soldi insufficienti, però, a completare la realizzazione, che infatti è ferma da circa quattro anni, come impantanata, rimasta imbrigliata da un avvicendamento amministrativo (dalla giunta Fazzi, che aveva partorito il progetto, alla giunta Favilla, attualmente in forza) e gravata, oggi, da un punto interrogativo sulla sua destinazione finale. Non è facile riuscire a capire chi, dopo l'ex primo cittadino Pietro Fazzi, abbia seguito la vicenda del planetario. Interrogato sull'argomento specifico, l'attuale assessore ai lavori pubblici Antonino Azzarà, risponde «io non me ne occupo». La faccenda risulta estranea anche ai compiti dell'attuale assessore alle finanze (già vicesindaco e assessore all'ambiente) Giovanni Pierami («non me ne sono mai occupato», è la sua risposta). Non se ne occupa neanche l'attuale assessore all'ambiente Marco Modena, né se ne occupa Marco Chiari, super assessore al centro storico e ai progetti del Piuss. Ma Chiari ammette che, del planetario, ha discusso recentemente la giunta comunale. Infatti. L'unico con cui si riesce a parlarne è il sindaco Mauro Favilla. «È vero - dice - stiamo discutendo in questo periodo del planetario, ma non abbiamo ancora preso un orientamento. Questa struttura l'abbiamo trovata allo stadio in cui si trova e con il finanziamento esaurito. C'erano sopra anche finanziamenti nazionali». Le opzioni in ballo, spiega Favilla, sono sostanzialmente due. La prima è di sistemare l'embrione di planetario, dotarlo di impianti e allacci, e cederlo (venderlo) alla Protezione civile per farne un centro di smistamento. «Ma non so se possiamo farlo - mette le mani avanti Favilla -, perché i finanziamenti nazionali per il planetario avevano uno scopo scientifico. Devo verificare se, con questa vocazione originaria, l' immobile può essere destinato ora ad altro scopo». L'altra ipotesi è molto più affine alla destinazione iniziale. Sulla scorta dei suoi contatti con l'Azienda Spaziale Italiana (Asi, che organizzerà in ottobre il suo congresso a Lucca) Favilla rivela che la stessa gli ha proposto di realizzare nella struttura un centro di formazione. Ovvero «una struttura molto innovativa, con strumenti per osservare lo spazio non attraverso l'atmosfera ma in collegamento con i satelliti. Se davvero questo progetto potesse andare in porto - dice Favilla - allora dovrei mettermi in moto per chiedere finanziamenti specifici». Nel 2007, poco dopo essersi insediato alla guida del Comune, Favilla aveva detto di voler ultimare il planetario, ma per questo erano necessari - oltre l'iniziale un milione e mezzo - altri 700mila euro, per i quali - aveva annunciato pubblicamente nell'aprile di quattro anni fa, era intenzionato a battere ancora cassa al ministero dell'ambiente. Non risultano da quell'epoca ulteriori passaggi. Da quattro anni a questa parte il planetario non è servito a niente, e nessun intervento vi è stato fatto. Barbara Antoni