Sos Italia chiede un sopralluogo per spiegare il progetto sull'adozione delle pietre Ieri il leader del movimento ha contattato il responsabile regionale dei Beni culturali: sarà lui a indicare su quante pietre si potranno incidere i cognomi delle famiglie udinesi Un sopralluogo tecnico in piazza San Giacomo per decidere se l'adozione delle pietre potrà andare in porto. Il leader di Sos Italia, Diego Volpe Pasini, ieri, ha chiesto al soprintendente regionale alle Belle arti, Gian Giacomo Martines, di inserire, quanto prima, nella sua agenda una visita a Udine assieme ai suoi collaboratori e a chi ha il compito di vigilare sulla piazza. Se l'invito sarà accolto, per il progetto che prevede la "vendita" delle pietre più recenti alle famiglie udinese affinché incidano sopra il loro nome, si apre qualche spiraglio. Come hanno evidenziato il sindaco, Furio Honsell, e l'assessore ai Lavori pubblici, Gianna Malisani, infatti, la decisione spetta alla soprintendenza alle Belle arti. Ecco perché Volpe Pasini ha invitato il soprintendente in piazza non senza specificare però che «eventualmente potranno essere incise solo ed esclusivamente le pietre nuove oppure quelle posizionate 20 anni fa quando fu rifatto il lastricato». Il leader di Sos Italia, infatti, si rimette nelle mani della Soprintendenza: «Se sarà fatto il sopralluogo - aggiunge - sarà la Soprintendenza a indicare quante e quali pietre potranno essere vendute. Solo dopo questo passaggio si potrà procedere con un progetto vero e proprio. Secondo Volpe Pasini, insomma, se la Soprintendenza alle Belle arti darà il via libera, l'indicazione delle pietre da incidere rientrerà nella stesura del progetto esecutivo, in corso a palazzo D'Aronco, per i lavori di restauro della piazza. L'obiettivo resta quello di trasformare la piazza in un luogo dove le famiglie udinesi si possano incontrare. Metaforicamente con l'iscrizione dei loro cognomi sulle pietre e concretamente visto che da sempre piazza San Giacomo è il punto d'incontro di tutte le anime della città. Su questo fatto fa leva anche lo scopo finale dell'adozione delle pietre visto che il ricavato «consentirebbe al sindaco - fa notare sempre Volpe Pasini - di mettere in sicurezza o di illuminare alcune strade periferiche. Oppure di costruire un asilo nido in un quartiere privo di questo servizio». In attesa di un parere della Soprintendenza, i tecnici continuano a lavorare sul progetto di restauro che prevede la rimozione di buona parte delle lastre quattrocentesche, il rifacimento del fondo con sabbia e cemento e la posa delle stesse pietre restaurate. Gli operai entreranno in azione nella zona sud-est, quella più danneggiata su circa 1400 metri quadrati di superficie. Qui sarà realizzato un intervento radicale con la rimozione delle lastre per fasce e il rifacimento del fondo con sabbia e cemento. Nell'area a nord-ovest, invece, non sarà necessario un intervento così puntuale proprio perché in questa zona le pietre sono integre. L'intervento, che richiede un investimento di 250 mila euro, sarà completato in tre fasi, il cantiere che prenderà il via a settembre, dopo Friuli doc, durerà circa un anno.