Sgarbi: orrendi e non pagano i lavori Altro che pubblicità-scandalo alla Oliviero Toscani. Stavolta, ad agitare le acque lagunari della Serenissima, è una mega "non-pubblicità", maxipannelli lasciati in bianco che, montati sui ponteggi per il restauro delle facciate, campeggiano davanti ai più bei palazzi storici di Piazza e Piazzetta San Marco nonché davanti al ponte dell'Accademia. Tre "perle" di Venezia, che richiamano turisti da ogni parte, costretti a puntare naso e occhi su dei maxi-schermi bianchi che più bianchi non si può, destinati a non proiettare nulla. Né pellicole alla Warner Bros, né pubblicità alla George Clooney. Oggi questi megaspazi pubblicitari ospitano solo il vuoto pneumatico, suscitando le proteste del Fai, dei comitati internazionali per la salvaguardia di Venezia, dei turisti e dei veneziani che vivono gli schermi bianchi come un affronto. «Basta con questa oscenità. È meglio rubare un quadro che rubare alla vista un pezzo di architettura», ha tuonato Vittorio Sgarbi, sovrintendente al polo museale veneziano. «Non solo sono brutti a vedersi, ma i pannelli in bianco, che alludano a una pubblicità che non c'è, non portano soldi a nessuno. Un nonsense che va fermato». Insomma, finito il tempo delle vacche grasse, in cui gli sponsor pubblicitari dovevano assicurare un gettito di 40.000 euro al mese, utili per realizzare il restauro della Biblioteca Marciana, del Museo Correr e dell'Accademia, il nuovo anno si è aperto con una grossa flessione della pubblicità che ha portato alla surreale esposizione di spazi in bianco. «È un mese e mezzo che assistiamo a questo scempio», polemizza Sgarbi. «Eppure una soluzione c'è: basta convertire la pubblicità merceologica, che stride con l'arte grondante da questi palazzi, con la sponsorizzazione delle mostre in allestimento a Venezia: quella di Hieronimus Bosch, del Giorgione, di Ligabue e del Breviario Grimani, uno dei massimi capolavori dell'arte fiamminga del Rinascimento. Io, all'Accademia, questa conversione l'ho già realizzata: basta vendere gli spazi a prezzi calmierati e recuperare il resto con la vendita dei biglietti dei visitatori che finalmente, sapranno dove andare per vedere una mostra». Immediata la replica di Renata Codello, soprintendente ai beni architettonici. «Sgarbi esagera sempre. A San Marco gli spazi bianchi ci sono solo dal 31 dicembre, mentre è unicamente all'Accademia che resistono da un mese e mezzo. E questo perché gennaio non è un mese favorevole agli investimenti pubblicitari. Ma qualcosa si sta muovendo: abbiamo già raccolto 240 mila euro per iniziare i lavori all'Ala Napoleonica del Museo Correr, mentre alla Biblioteca Marciana e all'Accademia l'opera di restauro è in dirittura d'arrivo. Ci rimproverano che attualmente i lavori sono fermi. Con le temperature sottozero è impossibile restaurare la superficie lapidea. Appena il gelo passa, i lavori riprenderanno».
Cartelli bianchi sui monumenti al posto degli spot: la scelta miope di Venezia
Vittorio Sgarbi, sovrintendente al polo museale veneziano, ha criticato la decisione di utilizzare spazi pubblicitari bianchi in piazza e piazzetta San Marco a Venezia. Egli sostiene che questi spazi non portano soldi a nessuno e sono brutti a vedersi. Sgarbi ha proposto di utilizzare la pubblicità per sponsorizzare le mostre in allestimento a Venezia, come quella di Hieronimus Bosch e del Giorgione. La soprintendente Renata Codello ha confermato che Sgarbi ha già realizzato questa conversione all'Accademia. Altre aree, come San Marco, hanno spazi bianchi solo dal 31 dicembre.
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