Polo Museale: nel 2010 recuperati 241mila visitatori Gli Uffizi mettono a segno il risultato più eclatante con oltre 120mi1a ingressi in più del 2009. Molto bene anche la Galleria Palatina. La flessione del Bargello Magari qualcuno, in via della Ninna, può aver stappato lo spumante e brindato. I turisti sono tornati a crescere in quasi tutti i musei statali fiorentini, e con questi anche i sorrisi. Ecco i numeri. Rispetto al 2009, i visitatori dei musei del Polo Museale fiorentino sono stati 235.054 in più, pari al 5,13. Il direttore generale del Ministero per i beni e le attività culturali Mario Resca, aveva preannunciato un 6 in più. Ci siamo andati vicini, nonostante un dicembre «terribile» per lo sciopero del ponte dell'Immacolata e la nevicata di 10 giorni dopo. Altrimenti il dato sarebbe stato più positivo. Sicuramente il risultato è «figlio» del generale andamento soddisfacente dei flussi turistici in città, anche perché il segno «più» compare davanti a quasi tutti i più importanti musei fiorentini con alcune eccezioni. Ma di questo parliamo dopo. Il dato più eclatante riguarda il «padre» di tutti i musei, la Galleria degli Uffizi. Ogni due visitatori in più dei musei del Polo fiorentino, uno ha scelto di visitare il museo diretto da Antonio natali, che ha chiuso il 2010 con un 7.89, pari a 120.737 visitatori. Ancora meglio, a livello percentuale, ha fatto registrare la Galleria Palatina (per la quale si paga un biglietto cumulativo comprendente anche la Galleria d'Arte moderna di Palazzo Pitti) diretta da Alessandro Cecchi, che ha fatto registrare un 14.01, con 51.382 presenze in più rispetto al 2009. Il dato positivo riguarda anche le Cappelle Medicee ( 6,09, pari a un incremento di 17.248 visitatori) e, in maniera più contenuta, anche la Galleria dell'Accademia diretta da Franca Falletti, che fa registrare un incremento del 3,60 pari a 40.636 visitatori in più. Veramente lievi, invece, sia del Museo di San Marco ( 1.47 pari a 2.254 visitatori) e del Museo degli Argenti Giardino di Boboli ( 1,85 pari a 11.844 presenze in più). Particolarmente buoni gli incrementi dei visitatori nelle ville medicee: 47 a Cerreto Guidi, 37,86 alla Petraia, 48,07 al Giardino di Castello, mentre la villa di Poggio a Caiano fa registrare un flessione del 4,16. Col segno meno davanti, tra i musei maggiori, troviamo solo il Bargello, che nel 2010 ha perso 15.295 visitatori, pari al 6,65. La spiegazione è data dalla qualità della mostra presente che, normalmente, fa da volano per i flussi turistici. Nel 2009, tra primavera ed estate, il museo diretto da Beatrice Paolozzi Strozzi ospitò la bellissima mostra su Bernini. Quest'anno è toccato a Rustici - di ben altro appeal - e per di più la mostra è iniziata a novembre. Non a caso, infatti, l'incremento dei visitatori in quel mese, rispetto al 2009, è stato di oltre il 50. Insomma la mostra giusta nel momento giusto può fare l'annata. Ben diversa la spiegazione del dato fortemente negativo di Palazzo Davanzati che, in un anno, ha visto più che dimezzati i propri visitatori (-54,72). Il motivo? I 2 euro del biglietto. Prima l'ingresso era gratuito, mentre ora si paga. E 2 soli euro possono fare la differenza. E che differenza. Da segnalare, infine, il triplicamento dei visitatori del Museo di Orsanmichele, passati da 4.660 del 2009 a 13.434 del 2010, con un incremento del 188,28. Ma per ciò che offre l'ex-granaio di Firenze a livello di emozioni, sono sempre troppo pochi. Il biglietto degli Uffizi - Il biglietto d'ingresso alla Galleria degli Uffizi potrebbe aumentare. A dirlo è la direttrice regionale dei beni culturali, Maddalena Ragni, che presiede il Comitato Regionale dei biglietti, l'organo deputato a decidere sulla materia. «Da quel che ho appreso, la soprintendente Acidini - ha detto la Ragni - mi pare propensa e possibilista. Credo stia riflettendo e molto presto ci incontreremo e sicuramente parleremo anche di quello. Comunque ci sono essere anche altre fonti di approvvigionamento di risorse - ha proseguito - come l'utilizzo della pubblicità. Solo che, per non ripetere gli errori del passato, occorrono criteri chiari che oggi non esistono».