Di fronte al Consiglio comunale, il sindaco Renzi illustra l'accordo col ministero dei beni culturali sul biglietto unico. Un'intesa per aumentare «l'attrattività di Firenze» e cercare di fugare un rischio: «Il rischio scampagnata». Con l'alta velocità, i turisti potranno arrivare in meno di due ore da Milano e Roma e poi, tornarsene via. Anche per questo è necessario puntare sul Maggio, sui teatri, e ottenere fondi con la tassa di scopo. Il Sindaco: chi batte i piedi per un euro a turista, sottovaluta i pericoli «Firenze corre il rischio di essere emarginata». Il sindaco Matteo Renzi presenta per la prima volta al Consiglio comunale di Firenze l'accordo con il ministero dei beni culturali sulla card unica «e non solo». Ma non si limita a parlare di quello. Perché è lui il primo a sapere che, per quanto importante, per quanto sia uno spartiacque, per quanto rivoluzionario nei rapporti tra governo e Palazzo Vecchio, non basterà certo il biglietto unico a risolvere i problemi dell'amministrazione, i tagli in bilancio. E non è solo un problemi di finanziamenti. «Se con l'alta velocità si arriva da Roma e Milano in meno di due ore, Firenze corre il rischio di vedere solo turisti toccata e fuga», spiega il sindaco. E attacca di nuovo le categorie contrarie alla tassa di soggiorno, il secondo tassello di cui ha bisogno Palazzo Vecchio. «Le categorie che battono i piedini per non far pagare ai turisti un euro al giorno urla in sindaco nel Salone de' Dugento sappiano che corriamo tutti il rischio scampagnata». Cioè, i turisti possono venire in un baleno in treno da Milano e Roma, farsi la loro visita, e tornarsene in albergo da dove sono partiti o «ripartire in aeroporti che sono veri e propri hub internazionali». Poi, c'è la parte pratica. «Proporremo al ministro Bondi che la bigliettazione della card unica dei musei possa partire il 18 febbraio, nel giorno dell'anniversario della morte dell'Elettrice Palatina, Anna Maria Luisa de' Medici» annuncia Renzi. Certo, i soldi non entreranno direttamente nelle casse comunali, e i primi anni serviranno per completare gli Uffizi. Ma al Consiglio comunale il sindaco presenta il «pacchetto» dell'accordo: fatto di garanzie per il nuovo Maggio «che consentirà quella attrattività» che serve per evitare il «rischio scampagnata», al pari del rilancio della Pergola. E, per completare un altro dei «percorsi» per il rilancio della città, quello della rivitalizzazione del Duomo, Renzi annuncia che incontrerà i proprietari del Teatro Niccolini (gli editori Pagliai) per definire un progetto «conforme a vincoli e leggi» per riaprirlo. E anche i due milioni di euro previsti per acquistare, come prevede la legge, opere d'arte nel Palagiustizia: «Le sceglierà l'assessore da Empoli, così siamo sicuri dopo non le venderà su Ebay». In Consiglio, quasi unanimi i plausi all'accordo. Dalla Lega con Mario Razzanelli («L'intesa raggiunta è da apprezzare perché dimostra come un esecutivo di centrodestra e una giunta di centrosinistra abbiano saputo dialogare in modo costruttivo nell'interesse di Firenze») al Pd con Francesco Bonifazi («Ora ci vuole l'ultimo sforzo che è quello di concludere l'accordo sulla tassa di soggiorno»). C'è chi rivendica il lavoro fatto, a partire dal Pdl (nonostante le tensioni con Roma) che ricorda come «il Governo abbia mantenuto le sue promesse, il Comune farà altrettanto? Intanto al posto della vendita del Teatro Comunale ha acceso un mutuo», fa notare Giovanni Galli. E applausi arrivano anche da Giovanni Fittante dell'Idv, Massimo Pieni del Pdn e Eros Cruccolini di Sel. Unico che sottolinea un elemento negativo, Valdo Spini: «Piuttosto che disporsi ad andare ogni mese ad Arcore (come aveva detto Renzi dopo l'intesa col governo ndr), il sindaco di Firenze deve poter contare su un Governo che faccia uscire il Paese dall'attuale stato di instabilità e di emergenza».