Signor presidente, salvi l'Archivio Vasari di Arezzo. Anch'esso rappresenta la cultura unitaria dell'Italia che quest'anno celebriamo». Adesso sono gli storici dell'arte a scendere in campò per evitare che le carte straordinarie di Arezzo (contengono anche disegni di Michelangelo) finiscano in mano di compratori russi e l'Italia rischi di perdere un tesoro inestimabile. La Consulta universitaria per la Storia dell'arte, un organismo che raggruppa i docenti universitari italiani di questa disciplina, ha deciso di scrivere a Giorgio Napolitano. Una lettera appello, presentata ieri mattina, nella quale si chiede al capo dello Stato di «voler impegnare la sua capacità di persuasione per invitare il governo ad adoperarsi in ogni modo perché l'archivio di Giorgio Vasari venga assicurato alla proprietà dello Stato». E nella quale si critica la guida politica della tutela del patrimonio storico e artistico «che ci sembra oggi attingere il punto più basso nella storia dell'Italia unita». Secondo i professori della Consulta, l'archivio Vasari ha anche un immenso valore simbolico. «Quell'archivio, infatti, sta alla storia dell'arte della nostra nazione come l'archivio dell'Assemblea Costituente sta alla storia della Repubblica si legge nel documento . Sarebbe davvero intollerabile se proprio il centocinquantesimo anno dell'unità nazionale vedesse l'alienazione, e il passaggio nelle mani di una misteriosa impresa straniera, dell'archivio lasciato dal padre della coscienza artistica italiana unitaria». Sull'archivio pesano un sequestro penale e un pignoramento per un mancato pagamento da parte degli eredi al fisco. E il ministero per i Beni culturali ha tempo fino a marzo per decidere se esercitare il diritto di prelazione che bloccherebbe di fatto la vendita a una società russa. «Un diritto Giorgio Vasari (Arezzo 1511 - Firenze 1574), pittore, architetto e trattatista d'are che noi ci auguriamo venga esercitato al più presto sottolinea Tomaso Montanari, docente universitario e nel direttivo della Consulta . Il rischio è che i compratori russi possano un giorno aggirare il vincolo di pertinenza e dunque trasferire l'archivio altrove». Un'ipotesi giudicata «una catastrofe culturale», perché Vasari fu anche un anticipatore culturale dell'unità d'Italia scrivendo, nel 1550, le vite degli artisti italiani.