Il gravissimo disastro ambientale causato dalla E.On di Fiumesanto, diciotto chilometri di costa del Golfo dell'Asinara pesantemente inquinati, non nasce a caso. Come una strana maledizione l'interlocutore volta per volta cambia, con l'inquinante: petrolchimico, orimulsion, carbone, ma l'aggressione al territorio rimane immutata. E' da decenni che nell'area di Porto Torres, con un meccanismo ricattatorio non poi così dissimile da quello di Marchionne, la salute, ambiente e diritti vengono barattati con il posto di lavoro: da noi però non c'è stata neppure la FIOM di Pomigliano d'Arco o Mirafiori, perché l'unità sindacale è stata piena La responsabilità dell'industria appare evidente. Ma non sono solamente mancati i controlli degli inquinatori, che ci auguriamo vengano perseguiti per legge per i loro delitti, quanto la più generale convinzione sulla tutela del territorio. Responsabilità più ampie che stanno nella stessa poco convinta adesione di tutta la politica al Parco Nazionale dell'Asinara come vero e attivo presidio del cosiddetto sviluppo sostenibile attraverso la sua tutela integrale. E' quindi mancata la condivisione di sistemi di tutela e valorizzazione ambientale che potevano vedere ci auguriamo di non parlare più o ancora al 'passato' nel Parco Nazionale dell'Asinara il nucleo portante di un diverso modello sociale ed economico. Ciò ha reso il territorio ancora più debole. Ha spianato la strada all'inquinamento anche perché sono mancati difensori attenti e convinti nei palazzi della politica. Certo il modello dei parchi nazionali, pur necessitante di maggiori poteri per le comunità locali, non è stato amato neppure dalla giunta precedente: quello dell'Asinara è stato pesantemente attaccato, o sottoposto a malcelati progetti edificatori, che hanno attraversato tutti gli schieramenti politici delle scorse lezioni per il sindaco di Porto Torres. Ogni tanto, anche di recente e con illustri nomi, viene incensata la lungimiranza ambientale di Renato Soru: celebrazioni paradossali, che avvengono con grande risalto mentre il Golfo dell'Asinara e l'area vasta del Parco viene massacrato dagli idrocarburi. Ma dobbiamo ammettere con evidenza che siamo caduti dalla padella alla brace. Ugo Cappellacci, dopo il disastro, ha detto che è ora di puntare sulla green economy: dopo l'azione virtuosa sui parchi eolici amati da Denis Verdini e Flavio Carboni, e la sua personale azione manageriale nella Sardinian Gold Mining della miniera d'oro di Furtei, chi può dubitare che le garanzie di sicurezza ci siano proprio tutte? Ben vengano ora le proteste, l'immediato risanamento del territorio e le necessarie azioni civili sui stanno formando diversi comitati contro gli inquinatori. Ma necessita una messa in discussione radicale dell'attuale modello di sviluppo e della produzione di energia pulita, assieme mad un ripensamento profondo del modello delle privatizzazioni, almeno in campi così delicati, così legati ai beni comuni.