Le Eolie come le Cinque Terre, legate da un filo rosso ideale, quello di essere patrimonio dell'Unesco, e perciò «da difendere con gli stessi vincoli ambientali e uguale rigore». È l'opinione del presidente del Parco delle Cinque Terre, Franco Bonanini che indica una strategia comune per queste due aree protette del nostro Paese per fermare la cementificazione, quella di puntare sull'ambiente come fonte di sviluppo. «Noi in questi anni - annota Bonanini - siamo riusciti a salvare il territorio, centellinando i permessi di costruzione e bloccando l'ingresso dei macroimprenditori». E precisa: «D successo delle Cinque Terre sta proprio nella sua forza capillare di microimprenditorialità e di cooperative che non solo ha distribuito meglio la ricchezza ma anche nella capacità di aver sviluppato un turismo di qualità, senza deturpare il territorio». E non a caso i vincoli ambientali per la costruzione di nuovi immobili lungo i 4.200 ettari dell'area sono molto rigidi. «Ad esempio stiamo adottando un piano generale di intervento - prosegue - per il recupero dell'entroterra con il restauro dei rustici, senza alterare la natura originaria di questi immobili». Un impegno quello del Parco basato non solo sulla difesa del territorio, ma anche sulla capacità di mantenere la sua «rendita di posizione» nei confronti delle generazioni future. «Abbiamo due responsabilità - sottolinea Bonanini - consegnare ai nostri figli lo stesso territorio conosciuto e a-bitato dai nostri nonni e rimanere nei parametri richiesti dall'Unesco. Le stesse responsabilità che sono richieste ai nostri amici dell'Eolie».