Dallex panificio militare al Meccanotessile: da anni in attesa di futuro E Scandicci si stufa del Palazzaccio: "O vendita entro lanno o si butta giù" Quattro strutture in cerca dautore. A Firenze le ex aree industriali dismesse da anni non riescono a trovare una nuova destinazione. Il Meccanotessile di Rifredi aveva vissuto un periodo glorioso durante la giunta Domenici, quando sembrava ridecollare lidea di trasformarlo in un Centro darte contemporanea dove esporre collezioni permanenti, organizzare mostre ed ospitare laboratori per giovani artisti. Ipotesi ormai del tutto tramontata. Al punto che nellaccordo firmato tra il ministero dei Beni culturali e il sindaco Matteo Renzi i 5 milioni teoricamente destinati allex Meccanotessile sono stati dirottati sulla Pergola per salvarla dalla crisi. Probabilmente la soluzione sarà di creare in quellarea abitazioni e spazi pubblici di cui il quartiere ha particolarmente bisogno, soffocato comè dal cemento. Ma per ora il progetto non ha preso forma. Destino incerto anche per lex Panificio militare di via Mariti, la cui proprietà è del gruppo controllato da Riccardo Fusi. Intorno al recupero di questa struttura durante la scorsa amministrazione comunale scoppiò una vera e propria rivolta nel quartiere quando si discusse dellipotesi di realizzare, tra le altre cose, una sorta di torre alta sedici metri, ipotesi che trovò una ferma opposizione da parte dei comitati cittadini. Poco dopo la sua elezione Renzi partecipò ad unassemblea pubblica in cui assicurò agli abitanti di Rifredi che in quel punto non si sarebbe costruito un solo volume in più. Ed è a questa condizione dettata dal sindaco che dovranno ispirarsi i futuri progetti dei privati. Molto più avanti invece la trasformazione dellex Manifattura Tabacchi delle Cascine. Accantonata definitivamente la possibilità di trasferire nellarea gli uffici comunali, è ancora in piedi la trattativa tra privati (anche qui ha un ruolo di primo piano il gruppo Fusi) e Palazzo Vecchio per recuperare gran parte della struttura per edilizia residenziale con la parte monumentale e storica vincolata dalla Soprintendenza che sarà riservata ad uso pubblico, forse per un centro espositivo. Del tutto sconosciuto invece il destino del cosiddetto "Palazzaccio" di Scandicci, costruito negli anni Novanta quando era ministro delle Finanze Rino Formica e da allora completamente abbandonato a se stesso. Padoa Schioppa lo definì "un monumento allo spreco" quel gigante di 28 mila metri quadrati che sarebbe dovuto diventare, nei piani del governo, la sede del centro di calcolo delle Finanze per tutto il Centro Italia. Invece non se ne fece nulla. A comprare la struttura alla fine fu Fintecna, che ne è tuttora proprietaria. «Negli anni ho tentato di tutto per dare una destinazione al palazzo», racconta il sindaco di Scandicci Simone Gheri, «ma il prezzo è talmente alto da scoraggiare qualunque investitore. Lho proposto al gruppo Ferragamo, a Targetti, alla Polizia, persino alla Guardia di Finanza. Adesso però il Comune darà un ultimatum», avverte Gheri. «O tra un anno il ministero mi dice cosa vuol fare di questo colosso oppure nel Piano strutturale che porteremo in consiglio inserirò la previsione di demolire tutto. Con grande rammarico, peraltro, visto che a realizzare il palazzo è stato larchitetto Spadolini e che i materiali utilizzati sono così robusti da essere sopravvissuti intatti alla lunga incuria: il progetto si adatterebbe benissimo ad un uso sia industriale che ricettivo. E noi siamo disposti ad approvare una variante. A un solo patto: che non si faccia lennesimo centro commerciale, perché questo non rientra nei nostri disegni».