Un lenzuolo dì terra, costellato di muri a secco, terrazzamenti, vigneti, di terreni incontaminati e di cinque paesi affacciati a picco sul mar Ligure. Tutto questo è il Parco nazionale delle Cinque Terre, un'area protetta, sorta nel 1999 e nata dal basso, dalla volontà dei suoi oltre 4,500 abitanti di difendere il territorio, le tradizioni e i gusti delle proprie origini, attraverso una rete capillare di cooperative e di progetti mirati in grado di bloccare le speculazioni edilizie e la nascita degli ecomostri. «Da noi quello che sta succedendo alle Eolie - ammette, sospirando il presidente del Parco, Franco Bonanini - sarebbe impossibile, perché da più di 30 anni siamo riusciti a fermare le ruspe e la cementificazione del territorio, grazie soprattutto al sostegno della popolazione locale». E non a caso obbiettivo principale dell'ente parco è quello di puntare sull'ambiente come fonte di sviluppo e di occupazione. «In 5 anni abbiamo investito tutte le nostre risorse - sottolinea Bonanini - sullo sviluppo sostenibile e la micro-imprenditorialità, cercando attraverso i fondi concessi dal Ministero dell'Ambiente di puntare su progetti che non deturpassero il territorio e fossero un volano di crescita occupazionale per la popolazione locale. Lo scopo? Divenire negli anni un'area che riesce ad autosostenersi», E in questi anni dalla scelta di prodotti biologici, agli alloggi, al rispetto del mare, alla vendita dei gadget, commissionati al commercio equosolidale, presenti in tutti i negozi delle cinque terre, ha risentito di questa impronta, quella di salvaguardare il paesaggio ma al tempo stesso di consentire alla popolazione di non sentirsi schiava di un turismo in-vasivo "stile mordi e fuggì" e di far convivere così, in una parola,la globalizzazione con i ritmi antichi della cultura locale. «Grazie a una buona sinergia con le tre amministrazioni locali delle cinque terre Riomaggiore, Vernazza e Monterosso (le prime due guidate dall'Ulivo e l',altra dalla Cdl ndr.) - sottolinea la direttrice del parco, Sabrina Rolla - siamo riusciti a realizzare dei progetti che riqualificassero l'arredo urbano dei cinque paesi». Recentemente, è stata riqualificata tutta l'area della stazione ferroviaria di Rio-maggiore. E proprio quest'anno è stato insonorizzato il passante ferroviario di Manarola, attraverso la costruzione di una piazza che non deturpasse il centro storico del borgo ligure. Ma soprattutto sul tema dei trasporti la vera scommessa vinta è stata quella sul fronte dell'inquinamento. «Nei centri storici dei borghi - annota la Rolla - grazie a una convenzione sono state costruite delle barriere per bloccare l'ingresso delle auto. Gli unici mezzi ammessi sono a metano o elettrici». E così, nel corso degli anni, i tetti delle case sono stati disinfestati dalle antenne e dalle pa-raboliche, ed è stato costruito un sistema centralizzato, per ora completamente funzionante a Vernazza e a Riomaggiore. Tra le curiosità, esiste un sistema di circuito interno televisivo. «Attraverso questo sistema - osserva uno dei responsabili del Parco, Luca Natale - tutta la popolazione residente può conoscere in tempo reale le iniziative della cinque terre, durante tutto l'anno, ma anche vedere attraverso un fitto sistema di telecamere se è scoppiato un incendio o se in mare, ad esempio, si trova un pescatore di frodo». Ed è stato proprio l'amore per questo lembo verde di Liguria, che si estende tra area terrestre e marina su una superficie di 4.200 ettari, a spingere l'ente parco a istituire il marchio di qualità ambientale. «Attualmente a questo marchio aderiscono -racconta la direttrice del parco Sabrina Rolla -1'80 degli esercenti tra turismo, agricoltura e ristorazione e tutto ciò ha permesso di reperire una serie di proventi per realizzare i nostri progètti ma anche per creare nuova occupazione: oggi quasi 200 giovarli, tra i 20 e i 30 anni, lavorano sul territorio e così abbiamo evitato il triste fenomeno della depopolazione giovanile de-stinata a emigrare verso le grandi industrie». La difesa dei gusti autoctoni, la produzione del basilico e del pesto, del limonano, dell'olio, la tutela di cibi e di bevande di nicchia, come le acciughe di Monterosso e il noto vino Sciacchetrà e non ultimo il recupero delle terre incolte sono il perno su cui ruota il futuro programma di intervento dell'ente parco. «Fino a 30 anni fa c'erano 8mila chilometri di muretti a secco lungo tutte le cinque terre - riflette infine il presidente Franco Bonanini - ed erano mantenuti in vita dalla popolazione locale. Il nostro obiettivo è proprio questo recuperare negli anni tutte le terre incolte perché ricostruendo i terrazzamenti preserviamo il territorio dal degradò e dai rischi di frane. Il nostro sogno? Consegnare alle generazioni future lo stesso territorio conosciuto dai nostri nonni. Un sogno a cui tutti dobbiamo credere».