FIRENZE. Sono anni che Antonio Paolucci, soprintendente al Polo museale fiorentino, ribatte la sua convinzione che la caratteristica dell'Italia, e della Toscana in particolare, sta nell'essere un museo diffuso: da anni opera perché si crei una rete di «piccoli grandi musei». Infatti dice: «Il tratto distintivo dell'Italia, un dato certo che è dimostrabile scientificamente, e la cosa per cui siamo veramente famosi e invidiati in tutto il mondo, il fenomeno tutto italiano è la visibilità, la frequenza, l'intensità dei beni culturali nel nostro territorio. Da noi il museo è distribuito dappertutto, in un modo che è sconosciuto anche nei paesi della vecchia Europa, che ci sono più vicini come cultura e storia. Un esempio? Il Pontormo più bello del mondo non si trova agli Uffizi, ma nella chiesa di Santa Felicita. Il Tiziano più strepitoso non sta nei musei dell'Accademia a Venezia, ma a Santa Maria Gloriosa dei Frari. Qui, poi, si va per la campagna toscana, tra gli olivi e le vigne, e si incontra Simone Martini, Cimabue, la Madona del parto di Piero della Francesca». Che cosa si sta facendo in questi anni per il museo diffuso in Toscana? «La Cassa di Risparmio, con molta preveggenza rispetto ad altre realtà italiane, già dagli anni '80 ha puntato su questo. Con un primato oggettivo, la Cassa ha capito che lo specifico del nostro Paese è questo, e che questo sistema di museo diffuso, di aggregazioni dislocate in tutto il territorio, andava favorito e, quando possibile, finanziato». L'Ente Cassa ha trovato nel soprintendente Paolucci un'alleanza strategica, decisiva. «Dal 1988 sono stati creati una ventina di musei "vicariali" di arte sacra, distribuiti in un territorio vastissimo, che va dalla montagna pistoiese alla Val d'Elsa, alla piana fiorentina, alle sue colline. Altri musei ancora sono in cottura, per così'dire, perché nel frattempo si è aperto il segmento dei musei archeologici, che in Toscana è molto importante, specie nelle zone maremmane». Altri istituti di credito si sono mossi in questo senso? «Sì, anche il Monte dei Paschi sta facendo un'operazione simile nei musei del territorio senese, a Montalcino, San Quirico d'Orcia, Colle Val d'Elsa». Come nascono questi musei «minori»: religiosi, comunali, privati? «Nascono tutti dai quattrini dell'Ente Cassa, dal lavoro di Paolucci, dalla collaborazione con i singoli Comuni e con la Curia. C'è una convenzione triangolata tra la soprintendenza, i preti, il sindaco per realizzare di volta in volta l'operazione» Qual è il risultato complessivo fino ad ora? «È che la Toscana sta diventando questa cosa meravigliosa, che è la ragione non ultima del suo fascino: all'ombra degli antichi campanili, per le campagne e i borghi, si può incontrare appunto un'opera di Simone Martini piuttosto che le vestigia dei lucumoni etruschi, Donatello piuttosto che Filippo Lippi, E via così per quant'altri. È qui lo straordinario fascino di una regione che può offrire la qualità degli stili di vita, la gastronomia, i paesaggi, il fashion con sottane, scarpe, borsette, e insieme arte altissima, distribuita dappertutto».
Qui l'arte è dappertutto - II progetto di Antonio Paolucci
Antonio Paolucci, soprintendente al Polo museale fiorentino, sostiene che la caratteristica distintiva dell'Italia, e della Toscana in particolare, è la visibilità e la frequenza dei beni culturali nel territorio. Il museo diffuso è un fenomeno sconosciuto anche in Europa. Paolucci lavora per creare una rete di piccoli grandi musei, con l'aiuto della Cassa di Risparmio, che ha finanziato la creazione di una ventina di musei "vicariali" di arte sacra in tutto il territorio toscano. Altri istituti di credito, come il Monte dei Paschi, stanno facendo operazioni simili nei musei del territorio senese.
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