In sovrintendenza è tutto un affannoso riorganizzarsi e ridefinire posizioni, anche in senso logistico. Perché la riforma dei Beni culturali - voluta dal direttore generale Gesualdo Campo - rimescola le carte e obbliga ad una piccola rivoluzione di funzioni, competenze e personale. Dal punto di vista amministrativo le sovrintendenze - in attuazione di una precedente e disapplicata legge regionale - sono state declassate da «aree», che devono avere un ambito interprovinciale, a «servizi», il cui ambito è provinciale, e le «direzioni», prima considerate servizi, sono state declassate ad «unità operative». E questo nel presupposto, tutto da verificare, di una riduzione delle spese. Inoltre, in attuazione della legge 20 del 2000, sono stati istituiti i parchi archeologici e territoriali con l'obiettivo di coniugare alla tutela anche la valorizzazione di beni e territorio. Dal convergere di queste due riforme ha avuto inizio, ed è tutt'ora in corso, la riorganizzazione della «sovrintendenza» secondo la nuova articolazione di cui diamo conto nella scheda a fianco. La novità è che tutti i «servizi» adesso sono pari grado e, dunque, la «sovrintendenza» non è più gerarchicamente sovrordinata agli altri. Ma mentre questa ha mantenuto la propria struttura interna, gli altri servizi - ora autonomi - hanno dovuto ristrutturarsi, attrezzarsi con proprio personale e cercare una sede che, per volere del direttore generale, è stata individuata nel territorio di specifico interesse. I nuovi compiti sono stati definiti e assegnati e così pure il personale, almeno in una prima fase. La Regione ha fatto un atto di «interpello» con il quale ha chiesto ai dipendenti di dire in quale servizio desideravano essere applicati e così è stato, in linea di massima, in base alle necessità dei servizi. Il personale, dunque, è stato redistribuito, ma - con il crescere delle competenze, in particolare nel settore amministrativo - non è più sufficiente a coprire le necessità dei servizi di nuova costituzione ognuno dei quali deve provvedere a compiti prima centralizzati quali la stipula dei contratti di luce e telefono, la redazione delle buste paga, la sicurezza, il controllo elettronico delle presenze e via dicendo. Compiti per svolgere i quali, oggi, i «servizi» continuano a contare sulle competenze e sulla collaborazione della sovrintendenza, in un tacito accordo di reciproca collaborazione, in attesa che, conclusa la prima fase, la Regione individui le necessità e provveda a destinare nuovo personale, oltre che a quantificare il budget necessario ad una gestione autonoma. In questa prima fase, intanto, i «servizi» si stanno trasferendo nelle sedi loro destinate. Il «Parco archeologico di Catania» si trasferirà, entro gennaio, nella sede del teatro Antico; il «Parco archeologico della Valle del Simeto» in alcuni spazi dell'ex convento Spirito Santo, messo a disposizione dal Comune di Adrano, in attesa che si possa ristrutturare la sede indicata e messa a disposizione dalla Regione. Il «Parco archeologico della Ceramica del calatino» e il «Museo regionale della Ceramica» hanno sede nel palazzo che ospita il museo in attesa del trasferimento al convento di Sant'Agostino. Il «Parco archeologico e paesaggistico della Valle dell'Aci» ha sede ad Acicatena, a palazzo Riggio; il «Museo interdisciplinare Vito Amico e Statella» nelle case Lazzaro attigue alla casa catanese di Verga, mentre il costituendo «Museo archeologico Ignazio Biscari» nella parte ristrutturata della Manifattura Tabacchi dove dovrà essere ospitato il futuro museo. In via Sturzo, sede della «sovrintendenza», andranno anche i catalogatori. Spostamenti fatti quasi a costo zero. Ogni servizio è stato dotato di una piccola somma, tra i 3.000 e i 3.500 euro, del mobilio e delle attrezzature che utilizzava in precedenza e di quelli che la sovrintendenza ha ritenuto di assegnare. Anche il trasloco è stato effettuato con personale interno. Insomma, una riorganizzazione alla buona, in attesa del finanziamento dei progetti presentati nell'ambito dei fondi comunitari Po-Fers 2007-2013. Progetti - elaborati anch'essi dal personale interno - che includono anche la ristrutturazione delle nuove sedi e la riorganizzazione dei servizi. La Regione, a corto di soldi, ha valutato più opportuno non sprecarli per soluzioni tampone e attendere l'ok ai progetti definitivi tra cui quello del restauro e della ristrutturazione della Manifattura Tabacchi e dell'ex convento dei Gesuiti. E c'è chi si domanda se questa rivoluzione fosse necessaria e opportuna. 16012011