Senza pace gli scavi di Pompei. Dopo i crolli delle scorse settimane, nuova emergenza in uno dei siti archeologici più famosi del mondo. La soprintendenza ha disposto la chiusura di altre due Domus che rischiavano i crollare. La soprintendente Cinquantaquattro: in caso di pioggia forte vieteremo le visite in tutto il parco Primi esiti della mappatura. Lesioni giudicate pericolose a «Pansa» e «Fontana piccola» POMPEI. Piove? Gli scavi di Pompei chiudono. È l'ultimo provvedimento adottato dalla neo soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro. Intanto, nella mappatura delle aree a rischio crolli, sono state segnate le domus di «Pansa» e della «Fontana Piccola a Mosaico», ritenute inagibili in quanto interessate da fenomeni lesionativi delle strutture e, quindi, da ieri sono state interdette al pubblico. Tracciata la mappa del degrado della città sepolta, dunque, la dottoressa Cinquantaquattro, ha disposto che «in caso di nubifragio, forti venti o piogge persistenti, a titolo precauzionale, volto a garantire la pubblica incolumità, vengano tenute interdette all'accesso del pubblico case ed aree dove sono stati individuali elementi di pericolo. In caso di avverse condizioni climatiche, e per tutta la durata delle stesse, devono essere provvisoriamente chiuse, da parte del servizio di custodia, le case aperte al pubblico». Questo significa che quando pioverà, e senza preavviso, perché aldilà delle previsioni climatiche non si può stabilire con certezza l'arrivo dei temporali, i turisti, pur giunti a Pompei da ogni angolo del mondo, rimarranno fuori i cancelli degli scavi. L'ufficio tecnico della soprintendenza, secondo quanto disposto dalla Cinquantaquattro, con la massima urgenza dovrà provvedere a stilare un piano di interdizione di aree da chiudere precauzionalmente nei casi manifestati di avverse condizioni climatiche. Un provvedimento assurdo, secondo quanto afferma Antonio Pepe, segretario della Cislbac, che rasenta la «fanta-archeologia». «Pompei continua la svalorizzazione del sito - dice Pepe - chiuse le domus di Pansa e della Fontana Piccola, per motivi precauzionali, perché interessate da fenomeni lesionativi delle strutture? Una volta, quando si riscontravano delle situazioni di pericolo, si interveniva immediatamente per rendere agibili luoghi, domus, murature o edifici. Adesso si declinano le responsabilità chiudendo le case nelle more della messa in sicurezza. Ci auguriamo di sbagliare, ma siamo. convinti che quando si riscontra uno stato di pericolo bisogna intervenire con urgenza perché, al di là del pericolo per l'incolumità del turista o del personale, è necessario evitare che avvengano altri crolli e si perdano dei beni inestimabili. L'amministrazione farebbe meglio a mettere in campo squadre di operai per la manutenzione ordinaria e particolarmente per il consolidamento di murature». Il personale dell'amministrazione, secondo i rapporti emanati dalla stessa soprintendenza, viene impegnato raramente in interventi manutentivi. Dei 32 operai, in organico agli scavi di Pompei, solo 3 sono realmente impegnati nelle mansioni di addetti alla manutenzione ordinaria. Considerando che solo nei siti dell'ex soprintendenza di Pompei si possono recuperare 89 operai da adibire alla manutenzione ordinaria delle strutture antiche, e se a questi si aggiungessero anche quelli in servizio negli altri siti dell'ex soprintendenza di Napoli e Pompei, forse si potrebbe risolvere il problema della manutenzione ordinaria a costo zero, senza dover ricorrere ad interventi straordinari. La Cisl denuncia, anche, il silenzio della nuova soprintendenza nei confronti dei sindacati. «Intanto - conclude Pepe - mentre rimaniamo in attesa che la soprintendente, la dottoressa Teresa Cinquantaquattro, si decida a convocare le organizzazioni sindacali per poter definire l'organizzazione del lavoro e un nuovo programma di tutela delle aree archeologiche, a Pompei continua la svalorizzazione del sito archeologico, peraltro già iniziata dal primo gennaio 2011 con la decisione unilaterale dell'amministrazione di chiudere alternativamente 13 Domus».
Scavi di Pompei, chiuse due domus scatta l'allarme per il pericolo crolli
La soprintendenza di Pompei ha deciso di chiudere le visite agli scavi del sito archeologico a causa di crolli e pericoli per la sicurezza. La neo soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro ha disposto la chiusura di altre due Domus che rischiavano di crollare. La mappatura delle aree a rischio crolli ha segnalato le domus di Pansa e della Fontana Piccola, che sono state interdette al pubblico. In caso di avverse condizioni climatiche, le case aperte al pubblico saranno chiuse provvisoriamente. Il segretario della Cislbac, Antonio Pepe, ha criticato il provvedimento, affermando che è assurdo e che la svalorizzazione del sito archeologico continua.
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