Nel 2005 è stata istituita la Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici del Lazio, competente in materia di tutela e conservazione per l'intero territorio laziale, ad esclusione di Roma e del polo museale di Roma stessa. Un compito che costituisce una grande sfida, soprattutto in un momento in cui le problematiche economiche e la congiuntura internazionale, con i successivi tagli alla spesa pubblica, riducono drasticamente i fondi in dotazione alle Soprintendenze per espletare le proprie funzioni istituzionali. Tuttavia la Soprintendenza stessa, di cui fa parte un ristretto numero di funzionari e tecnici guidati attualmente dalla dr.ssa Anna Imponente, non si è lasciata scoraggiare. E' chiaro per tutti quanto sia cruciale il suo ruolo ai fini dell'individuazione delle priorità di intervento, sia per preservare un patrimonio culturale che tutto il mondo ci invidia, sia per contribuire a creare sul territorio quella conoscenza e quell'orgoglio delle proprie ricchezze chesoli possono costituire il punto di slancio per la fioritura di un turismo culturale in grado di aiutare il paese ad uscire dall'impasse in cui si sta dibattendo. E' in quest'ottica che è stato promosso il ciclo di conferenze seguite da visite guidate di cui abbiamo donato dei resoconti ai nostri lettori nell'arco dell'anno. Ed è ancora in quest'ottica che lo scorso 20 dicembre è stata ufficialmente presentata la nuova rivista semestrale edita dalla Soprintendenza, dal titolo emblematico ("Nel Lazio. Guida al patrimonio, storico, artistico ed etnoantropologico"), che tra breve sarà disponibile anche in un certo numero di edicole, al costo di 35 euro. Si tratta di una pubblicazione in brossura, di 140 pagine a colori, che divide i contributi in cinque aree principali: Tutela, Inediti e riscoperte, Restauri, Vetrina delle mostre, Vetrina museale. La Rivista vede impegnate in Redazione tre funzionari che abbiamo avuto il piacere di incontrare in occasione del ciclo di conferenze, e che abbiamo visto operare sul terreno: Rosalba Cantone, Isabella Del Frate e Benedetta Montevecchi. Particolarmente importante anche il contributo dell'archivio fotografico, di cui è responsabile Graziella Frezza, e dell'Ufficio Stampa rappresentato dalla dr.ssa Antonella D'Ambrosio. Ma perché riteniamo così importante l'uscita di questa nuova rivista? Perché con questa iniziativa ci viene indicato l'indirizzo nuovo scelto dalla Soprintendenza e di conseguenza anche dal Ministero dei Beni Culturali, di cui essa fa parte di superare definitivamente il concetto di arte come esperienza individuale. La rivista, pubblicando il risultato delle proprie campagne, delle proprie ricerche, pone gli operatori culturali della Soprintendenza che vi hanno contribuito direttamente con il proprio lavoro ed il proprio entusiasmo in contatto immediato e diretto con il grande pubblico. E poiché l'entusiasmo è contagioso, e traspare dagli stessi articoli contenuti nel fascicolo n 1, auspichiamo che la risposta del pubblico ci sarà, e che l'impatto dell'iniziativa andrà ben oltre la solita cerchia di addetti ai lavori. Uno dei meriti di questa iniziativa sta nel linguaggio semplice, nell'approccio diretto e facilmente comprensibile, nell'illustrazione attenta del contenuto degli articoli: tutti grandi pregi, e segno della sensibilità attenta all'esigenza di comunicare al di fuori dei propri usuali interlocutori. Quest'impresa è particolarmente meritoria, ed è una nuova sfida che la Soprintendenza decide di affrontare: il Lazio, infatti, per le peculiarità della propria storia, e per le caratteristiche stesse del proprio paesaggio naturale ed urbano, è caratterizzato da una diversità che ne costituisce la grande ricchezza, ma altresì ne aumenta la difficoltà in termini di riconoscimento di identità culturale. C'è assolutamente da sfatare l'idea che identità culturale significhi omogeneità. E questo è un concetto sul quale si dovrebbe riflettere ben più a lungo di quanto la brevità di un articolo di quotidiano può concederci. In questo senso, il fatto che Roma esuli dalla competenza territoriale di questa Soprintendenza, costituisce un vantaggio. La grande ricchezza di Roma ha sempre offuscato la realtà del resto della regione, ed adesso la Soprintendenza può affrontare con maggiore serenità il compito che l'attende, e cercare di fare sì che il Lazio possa adempiere alla propria funzione naturale di ponte tra il Nord e il Sud d'Italia. Come detto in occasione della presentazione della rivista, c'è da sperare che questa raggiunga tutti i Comuni e le Biblioteche Comunali del Lazio, costituendo una sorta di mezzo di comunicazione diretta tra Soprintendenza centrale e realtà locali, incentivando lo scambio di informazioni in senso biunivoco, incrementando i rapporti tra le varie istituzioni, rendendo così possibile un contatto sempre più stesso finalizzato alla salvaguardia del patrimonio, alla sua contestualizzazione continua, alla diffusione della sua conoscenza su tutto il territorio. Potrebbe così contribuire grandemente alla diffusione del progetto di Museo Diffuso, che sta a cuore alla Soprintendenza. Vorremmo ringraziare la dr.ssa Imponente e i suoi collaboratori per il prezioso lavoro svolto sin qua. E lanciare un'ulteriore sfida: nell'era di internet, creando sinergie con le realtà locali, il sito della Soprintendenza potrebbe ospitare una serie di percorsi virtuali che renda immediatamente accessibile al pubblico degli studenti delle scuole Superiori e del'Università (sia pure in breve) il lavoro svolto sul territorio, cancellando quell'immagine degli storici dell'arte come un manipolo di studiosi da biblioteca del tutto distaccati dalla realtà locale: concetto che con il ruolo dell'operatore culturale delle Soprintendenze di oggi non ha niente a che vedere, come la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Lazio non sta perdendo (fortunatamente) occasione di ricordarci!