La Provincia. Francesca Zaccariotto: «Da rivedere i tagli ai contributi» Le possibilità. «Se sarà riconosciuta la specialità della città tanto di guadagnato» Intanto ristoranti e pubblici esercizi contestano le nuove norme: «Ci emarginano» Dalla bozza di riforma del settore sparisce la specificità e spunta un ticket per tutto il Veneto L'assessore Marino Finozzi: «C'è una priorità complessiva che non riguarda solo la laguna» Venezia non è prioritaria. Anzi, diciamo meglio, lo è ma nell'ambito della grande famiglia del Veneto. Lo dice anche monsieur De Lapalisse. Ma se a dirlo è la Regione, e soprattutto in materia di turismo, di sicuro più di qualcuno rischia di saltare sulla sedia. Già. Se è vero che la città è all'affannosa ricerca di una formula per rimpinguare le proprie finanze con la Nuova Legge speciale o con varie formule (tassa di soggiorno, tassa di scopo, city tax che dir si voglia), la realtà potrebbe essere ben diversa. Certo, da un lato la Serenissima potrà inseguire il suo progetto di "autonomia fiscale", già abbondantemente superata in questo da Roma con le norme legate al decreto "Roma Capitale", e proprio in questi giorni da Firenze che ha firmato nientemeno che una Convenzione con il Ministero dei Beni Culturali (musei, city card, mostre, alberghi), dall'altro Venezia rischia di subire lo sgambetto nientemeno che dalla Regione con la sua nuova bozza di riforma della legge sul turismo. Come? Semplice: il nuovo provvedimento elimina tutto il pregresso e quindi anche i commi relativi al riconoscimento della "specificità veneziana". E lo dice chiaramente l'assessore regionale al Turismo, Marino Finozzi che ieri mattina a Ca' Corner, sede della Provincia, ha incontrato i sindaci, le categorie economiche e gli operatori del settore turistico targato Venezia. «E' evidente che c'è una posizione prioritaria sul turismo da difendere - spiega - e questa riguarda tutto il Veneto. In questo modo è altrettanto evidente che non ci può essere solo una "specificità" veneziana, ma questa dovrà riguardare tutto il Veneto. Del resto la competenza primaria in materia di turismo spetta alla Regione di concerto con tutte le altre realtà locali, di settore e non. Insomma se ci deve essere "fiscalità di vantaggio", questa ci deve essere per tutto il territorio, a seconda delle situazione. Se Venezia vedrà riconosciuta a livello nazionale la sua specificità benissimo; ma dobbiamo puntare a che tutto il Veneto sia "speciale" e possa godere dei benefici di una eventuale tassa di scopo. Toccherà poi alla Regione, attraverso un fondo regionale ad hoc, ripartire sul territorio i benefici di questa forma di "autonomia fiscale"». E tanti saluti. Dal canto suo la presidente della Provincia, Francesca Zaccariotto e l'assessore provinciale al Turismo, Giorgia Andreuzza hanno chiesto che la Regione possa rivedere i tagli al bilancio nel settore turistico». E sul tema è scesa in campo anche l'Aepe, l'associazione dei pubblici esercizi veneziani, che ha contestato nel merito la bozza del provvedimento regionale sottolineando una «sostanziale emarginazione del settore ristorazione sia in termini di coinvolgimento delle imprese sia in termini di benefici e di provvidenze economiche». L'Aepe condanna la confusione riportata nella norma tra imprese di somministrazione di alimenti e bevande tralasciando inspiegabilmente il concetto fondamentale di "enogastronomia".