Tinti: «Ok ma tuteliamo il nostro paesaggio» Salvadori: «Incentiviamo l'utilizzo di aree dismesse» Salvaguardare l'ambiente, tutelare il paesaggio e le zone di produzione di qualità ma allo stesso tempo promuovere le energie rinnovabile. Un binomio ostico da metabolizzare e ancor più da rendere concreto. È stato il tema al centro del convegno di ieri a San Guido - moderato da Roberto Bernabò, direttore del Tirreno - che ha visto un numerosa partecipazione. Una questione estremamente attuale viste le molteplici richieste giunte alla Regione, Provincia e allo stesso comune di Castagneto per l'istallazione di pannelli fotovoltaici a terra nella campagna e in zone di pregio ambientale. «C'è esigenza di discutere - ha introdotto il sindaco di Castagneto Fabio Tinti - confrontarsi su questi temi. È giusto il ricorso alle energie rinnovabili ma con criterio e buon senso in una zona di pregio come la nostra. Stiamo proprio attendendendo un'ulteriore inquadramento normativo. Occorre equilibrio, dobbiamo difendere le nostre terre, è in ballo l'attività agricola del nostro territorio che non significa a priori escludere le fonti rinnovabili». La Toscana risulta sotto le linee nazionali per il numero di impianti fotovoltaici a terra, un dato che l'assessore regionale all'ambiente Gianni Salvadori tende a sottolineare. «Stiamo lavorando a questa delibera per indurre ad utilizzare per interventi del genere aree dismesse. Un altro problema fondamentale è l'impatto visivo che ne deriva. Sono tutte tematiche al centro di una discussione aperta in consiglio regionale, tre commissioni ci stanno lavorando. E ancora il progetto biomasse che ha la stessa importanza: sono 44 gli impianti finanziati finora e ne mancano 260 per centrare l'obiettivo». Netta la posizione di Marco Failoni, responsabile Cia, che vuole realizzati restringimenti immediati alla sottrazione del territorio agricolo per l'istallazione di impianti fotovoltaici. «Basta all'assalto alle campagne - dichiara - dobbiamo allargare le vedute, non solo interessi economici». Auspica una normativa coerente l'assessore provinciale all'ambiente Nicola Nista «che permetta - aggiunge - di affrontare in maniera corretta la questione. Condivido l'affermazione di difesa degli agricoltori per il semplice rischio di snaturare l'economia. Il reale problema è che la prima legge attorno a queste tematiche è la n. 387 del 2003, che liberalizza l'introduzione di fonti rinnovabili e annuncia le linee guida nazionali dopo sei mesi. In realtà sono arrivate dopo 7 anni, nel settembre 2010. Nel frattempo non ci sono state regole. Così i sindaci, gli assessori, le associazioni di categoria si sono subito coordinati per sollecitare velocemente norme. Ma va sottolineato che non abbiamo strumenti per poterci opporre a fasi già avanzate di richieste, partite in quel periodo di vuoto normativo, altrimenti incorreremo in cause stratosferiche e non ce lo possiamo permettere». «I numeri ci sono - conclude Nista - fino ad oggi sono circa 70 gli ettari interessati da impianti a terra, altri 70 in corso di approvazione, nella Provincia quindi 140 totali per 37 Mw e si annunciano altri 2 Mw per 47 ettari. Chiediamo aiuto alla Regione per trovare un modo di governare i processi». «Sono 289 milioni di euro - interviene Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente - quelli programmati ad investimento sul fotovoltaico in Toscana, si tratta di numeri importanti e adesso è un momento clou per dare un segnale forte. Le rinnovabili sono una scelta obbligata per la salvaguardia dell'ambiente ma si tratta di un fenomeno che si sta sviluppando in maniera caotica, dobbiamo creare una filiera economica giusta, una sinergia compatibile tra economia ed ecologia. Le rinnovabili non devono diventare un mezzo per sottrarre terreni all'agricoltura. Il vero problema è che è più difficile costruire i piccoli invece che i grandi impianti e poi c'è l'ostacolo della sovrintendenza che blocca, per esempio, l'istallazione sui tetti». Legambiente suggerisce di costruire in zone dismesse e aprire un tavolo regionale con le sovrintendenze. Agiamo concretamente, la priorità è sostituire l'eternit, la Regione Toscana deve farsi promotrice». Cosa può quindi fare l'agricoltura per rispondere agli attacchi? «Le biomasse sono una grande opportunità - dice Paoplo Pacini, assessore provinciale al turismo, ma non quelle che stanno sui porti, ma quelle che riutilizzano gli scarti che possono essere riconvertiti.... L'agricoltura deve fare il suo ruolo, abbiamo assistito ad una forte accellerazione della richiesta e nessuno si rende conto dell'impatto che possono rappresentare i pannelli sul paesaggio, che è il vero valore aggiunto che mette in moto tutti gli altri settori».