Parlano i custodi del reperto rinvenuto negli scavi archeologici al Frizzone «Non staccheremo l'interruttore, ma c'è bisogno di iniziare a progettare il restauro della struttura lignea, che non può rimanere immersa in acqua per sempre». A parlare è Marcello Piacenti, dello Studio Piacenti di Prato, che da oltre tre anni ha in custodia il tempio ligneo rinvenuto agli scavi del Frizzone. Scaduto il contratto con la Società Autostrade, che ha pagato il recupero e la fase di ripulitura e "depurazione" della struttura, unica nel suo genere, da mesi lo Studio Piacenti non vede un soldo dagli enti, ma continua a prendersi cura del tempio, sperando che presto questo possa essere restaurato ed esposto. «Ho parlato con il professor Giulio Ciampoltrini alcuni mesi fa - dice Marcello Piacenti - e la Soprintendenza è ora consapevole del fatto che la fase di depurazione è conclusa e si potrebbe procedere con il restauro. Mi ha chiesto di inviargli un progetto di intervento e lo farò al più presto, anche perché la struttura non può rimanere nelle vasche per anni. Al momento il tempio sta bene, continua ad essere sottoposto a tutte le cure del caso, immerso in tre vasche da cinquemila litri d'acqua ciascuna che contengono acqua continuamente filtrata. Insomma, la situazione ottimale. Certo non può rimanere in quelle condizioni per sempre». Di certo Marcello Parenti non staccherà l'interruttore che fa funzionare il sistema di depurazione, ma non può neanche mantenere per sempre, a spese proprie, un reperto di inestimabile valore che dovrebbe essere messo in mostra, non tenuto in un laboratorio. «Certo che non sfratterò il tempio - esclama l'esperto -, ormai siamo legatissimi a questo reperto tant straordinario. Certo, per noi ha un costo tenrlo qui, ma continueremo a farlo se qualcuno ci assicurerà che questa vicenda si concluderà nel migliore dei modi, con un restauro». Un costo che nessuno sta coprendo, in questo momento. Terminato (ormai da mesi) il contratto con la Società Autostrade, lo Studio non vede un soldo per la custodia e il mantenimento della struttura. Eppure, pur di vederlo recuperato, Piacenti è pronto a fare di più. «Siamo pronti ad andare incontro alle esigenze economiche degli enti coivolti, purché si decida di intervenire. Anche perché, solo per decidere le modalità di restauro, serve tempo, dobbiamo trovare la "cura" giusta, il legno deve essere prima asciugato e poi restaurato», spiega Piacenti. Insomma, non un percorso breve. Certo, se si trovassero i soldi, la priorità anche secondo l'esperto pratese dovrebbe andare ai "corpicini", al momento conservati nelle stanze dell'Istituto Cavanis di Porcari non certo nelle condizioni migliori. Fatto quello, però, dovrebbe subito seguire il progetto di restauro del tempio. Perché se è vero che Piacenti non staccherà la spina, è altrettanto vero che la struttura non può rimanere a bagno per anni. A.B.