Città: luoghi dove vivere e crescere, ma anche contenitori da rendere vivibili, in particolare le periferie. Alveari umani a cui ridare identità e dignità. Dimenticati gli errori dell'edilizia degli anni Sessanta, dettata dal fabbisogno, dove si è badato alla quantità più che alla qualità architettonica, ora si punta a spingere l'acceleratore affinché il parlamento legiferi una normativa in merito al rispetto della bellezza di ogni singolo manufatto architettonico. Le premesse ci sono tutte. La pensa così Giuliano Urbani, ministro dei Beni Culturali. L'occasione per riflettere ed approfondire il discorso è la nona mostra internazionale di architettura, organizzata negli spazi espositivi della Biennale di Venezia, incentrata sul tema della metamorfosi, curata da Kurt W. Forster, che commenta a proposito: "...se rovina e novità continuano a contestarsi il potere a Berlino, il tema di distruzione e costruzione, di ambizione e sconfitta, prelude ad altre inflessioni del grande tema della metamorfosi". Peter Eisenman ci invita a seguire un percorso da Palladio a Terragni e alle proprie opere in una maniera che richiama quella di Piranesi; e Massimo Scolari ci spiega la minacciosa presenza del fulmine sul tetto del Padiglione Italia come segno di distruzione della Torre di Babele. Pezzi di enigmatica natura - arcaica costruzione di legno con un nucleo in acciaio - incuriosiscono per l'irrequieta bellezza del disastro. Come l'evoluzione della natura, anche quella della recente architettura è segnata da perdite e desolazione. Ovunque nasce qualcosa di veramente nuovo, si spegne qualcos'altro. La metamorfosi ha il suo prezzo. Ministro, il cambiamento è insito nell'architettura stessa del nostro tempo; da ogni mutamento possono nascere nuove realtà abitative, in cui si riscopre una propria bellezza. O, almeno, è quello che si spera. Lei ha dichiarato, più volte, che le periferie italiane sono brutte: mancano di stile e di qualità. Perché? Da che cosa è dipesa questa mancanza? Abbiamo costruito per decenni senza alcuna cura né degli edifici e né soprattutto delle soluzioni urbanistiche. E'un paradosso perché pur avendo un grande passato di cura, di grandissima qualità e capacità artistica poi, invece, nella fase della ricostruzione del Paese abbiamo proceduto con molta approssimazione. Oggi sentiamo il bisogno e la necessità di riqualificare intere aree urbane è per questo che, come primo obiettivo, il Governo della repubblica ha posto mano ad una legge apposita che ci pone all'avanguardia in Europa nella incentivazione e promozione della qualità architettonica, proprio perché è un dovere recuperare il tempo perduto. Quali sono i tempi? -"Dobbiamo cercare di fare in fretta. Le condizioni ci sono. Innanzitutto abbiamo un'altissima qualità di architetti italiani che sono di assoluto livello mondiale: penso a Bellini, Aulenti, Piano, Fuksas; poi c'è da dire che anche i cittadini ormai sono molto sensibili a questa qualità e ci chiedono di dedicare attenzione soprattutto nelle nuove costruzioni, insieme ad un programma di riqualificazione dei vecchi centri urbani. Onorevole, l'Italia pur avendo una tradizione consolidata è come se avesse fatto un passo indietro, facendo sorgere interi palazzoni della peggior specie. Come se lo spiega? Ma le ragioni sono tante. Non dimentichiamo che il nostro è un Paese che esce dalla sconfitta di una guerra e che ha sentito il bisogno di ritrovare le vie di uno sviluppo economico e del benessere badando più alla quantità che alla qualità. A cosa si riferisce? Mi riferisco all'edilizia degli anni cinquanta e sessanta che è stata un'edilizia di massa in tutti i sensi. Ora più che piangere sul latte versato dobbiamo concentrare i nostri sforzi e le nostre attenzioni sul futuro. Ripeto, ci sono tutte le condizioni per farlo. Mi auguro che la legge sulla qualità architettonica venga approvata al più presto dal parlamento. Signor ministro, restiamo in tema. Come ha trovato la nona mostra internazionale di architettura alla Biennale di Venezia? Sono rimasto molto colpito dalla mostra di quest'anno; in particolare mi affascina la chiave di lettura che il professor Forster con i suoi collaboratori ha voluto proporre. L'ho trovata estremamente illuminante sulle metamorfosi e sui cambiamenti dell'architettura; cambiamenti dovuti anche grazie alle tecnologie che mutano in continuazione. Sono cambiamenti fortemente favoriti anche dall'uso di materiali che in passato era impossibile o era difficile solamente immaginare. Pochi oggi non condividerebbero il senso di vivere in tempi di grandi cambiamenti, di profondi mutamenti in quasi tutte le discipline. Nel campo dell'architettura hanno assunto uno spessore e una profondità da suggerire l'avvento di una nuova epoca. I segni di questi nuovi tempi si trovano sparsi dappertutto e abbiamo voluto raccoglierli per farne un panorama mondiale sotto il concetto, appunto, delle metamorfosi. Onorevole Urbani, le ho citato quanto ha dichiarato Forster durante la conferenza stampa. Che cosa intende lei per metamorfosi? Una radicata trasformazione culturale nel senso più profondo e antropologico del termine. Una metamorfosi motivata dalla necessità di rispondere ai bisogni, a sfide e a traguardi sempre più vicini. Da quando è nato l'uomo è sempre stato così: l'architettura penso che sia forse l'arte più propensa a cercare in continuazione le risposte alle esigenze della civiltà. L'arte nel nostro secolo affronta queste esigenze. Ne vengono fuori mutamenti con nuove visioni del mondo che ci circonda. Forster ha evidenziato come la disciplina architettonica, la scienza, la tecnica non hanno paura di misurarsi con le novità. In questo senso la mostra ci offre uno spaccato con le sue ricerche che ha veramente qualcosa di magico e di affascinante. L'esposizione di Venezia presenta i lavori di più di centosettanta studi di architettura, oltre duecento progetti, più di centocinquanta fotografie, modelli, video, filmati e affronta i fondamentali cambiamenti in atto nell'architettura contemporanea, sia nel campo della teoria e della pratica progettuale, sia nell'uso delle nuove tecnologie costruttive, "L'architettura contemporanea - commenta Forster - ha ampliato in modo consistente i propri recinti disciplinari per vivere ì mutamenti odierni: i nuovi materiali accolgono e sottolineano gli effetti atmosferici, la percezione dell'architettura si apre ad una concezione dinamica del tempo e la vita pubblica negli edifici assume caratteri più centrati sull'evoluzione dell'ambiente". Molte architetture stanno cambiando natura e assumono forme curvilinee, grazie alla ricerca di materiali che possiedono qualità variabili e reattive, avvicinando le funzioni dei loro involucri a quelle di membrane viventi nel tentativo di conferire qualità organiche alle costruzioni, non più in termini metaforici, ma. metabolici. Questa nuova morfologia degli spazi de] vivere sta definitivamente superando l'era della architettura vitruviana, aprendo nuovi scenari alla ricerca e alla costruzione degli spazi della contemporaneità, trasformando il carattere statico degli edifici in una dinamica sorprendente.