È sede dellambasciata di Francia, costruita da architetti come Sangallo e Michelangelo per celebrare lascesa del casato nella Roma del 500: la sua collezione ora visitabile Nel salone al piano nobile sono tornate le feste: dipinti, stampe, antichi volumi e documenti depoca testimoniano di un tempo tra i più sontuosi della storia di Roma, quando Palazzo Farnese era cenacolo di intellettuali, artisti, nobili. Oggi la luce entra dallalto nel grande spazio che Michelangelo volle libero da capriate e solai per dargli limponenza che la celebrazione di una delle famiglie più potenti dEuropa richiedeva, e scende sulle testimonianze giunte dai musei del mondo in occasione della mostra Palazzo Farnese, dalle collezioni rinascimentali ad ambasciata di Francia (fino al 27 aprile). Da unidea dellambasciatore Jean-Marc de La Sablière, curata da Francesco Buranelli e Roberto Cecchi con lorganizzazione di Civita, lesposizione coincide (ed è) il luogo di cui parla: fatto raro e suggestivo che sollecita la visita di uno spazio solo saltuariamente aperto al pubblico. Da una piccola porta su via Giulia si accede al giardino di magnolie e melaranci in cui viene presentata la ricostruzione del Toro Farnese (conservato allArcheologico di Napoli e inamovibile), gruppo scultoreo centro di una collezione fra le più ricche del Rinascimento, creata per la famiglia di papa Paolo III sotto la costante cura del raffinato umanista Fulvio Orsini. LApollo con la cetra di età traianea, capolavoro in marmo e porfido è in una nicchia del cortile disegnato secondo i canoni di Leon Battista Alberti e realizzato fra il 1505 e il 1573, nellavvicendarsi sul cantiere di alcune fra le menti più eccelse dellarchitettura rinascimentale. Il primo fu Antonio da Sangallo il Giovane: a lui lincarico di concepire un edificio allaltezza del casato che, dalle campagne dellalto Lazio arriva alla conquista del soglio papale (Paolo III, 1534). Alla sua morte gli succede nel 1546 Michelangelo Buonarroti seguito dal Vignola e poi Giacomo Della Porta che consegnerà lopera ultimata nel 1598. Gli amorini, Diana ed Endimione che occhieggiano dal soffitto della galleria Caracci, leleganza della Venere Callipigia o "dalle belle natiche", la potenza dellAtlante che regge sulle spalle il mondo, il ritratto del papa anziano con i colori di Tiziano, Odoardo Farnese raffigurato come un Ercole pensoso al bivio fra virtù e dissolutezza, sono i punti forse più mirabili di un percorso in cui si ricostruisce lolimpo laico della famiglia, fatto di imperatori (da Adriano a Marco Aurelio) e filosofi (cè anche Euripide), dove si torna a raccogliere la quadreria, si presentano la numismatica, la glittica, i disegni, gli arazzi, lebanisteria, la biblioteca a sottolineare il valore attribuito al bello e alla cultura come simboli di uno status raggiunto, di un potere definitivamente impugnato secondo la memoria e l"exemplum" degli antichi. Svaniti i fasti farnesiani, fin dal Settecento il palazzo viene gradualmente svuotato delle sue collezioni. Già dal 1874 diventa sede dellambasciata di Francia e dal 1875 dellEcole française: le ultime sale dellesposizione (la stanza del cardinale) mostrano la più recente vita politica, diplomatica e culturale di quella che fu la magnifica residenza Farnese.