In questi anni la Regione ha sostenuto e finanziato, attraverso una legge del 1986 (n. 2), campagne di catalogazione del beni culturali. Nello specifico, la programmazione degli Interventi ha avuto particolare attenzione per i beni diffusi e di proprietà privata, segnatamente il patrimonio religioso cattolico, i beni di tradizione popolare soprattutto musicale, le strutture con caratteristiche tipologiche particolari - ville, castelli, teatri, abbazie, conventi - beni di fondi o collezioni private, tenendo conto soprattutto dell'esposizione al rischio. Per il patrimonio degli enti locali gli interventi sono stati programmati in presenza di raccolte o complessi di beni, come la collezione di disegni di Castelvecchio, la Donazione Balladoro di Povegliano o, i fondi numismatici dei Musei. Ora la giunta regionale ha approvato le linee di indirizzo per la programmazione di quest'anno. A darne notizia è l'assessore alle Politiche per la cultura e l'identità veneta, Ermanno Serrajotto, il quale fa presente che gli interventi vengono concordati con le Soprintendenze presenti nel Veneto. Assessore Serrajotto, dove confluiscono e come sono organizzate le informazioni che raccogliete? «Confluiscono in un catalogo dei beni culturali che presenta in forma organizzata le informazioni raccolte dalle campagne di catalogazione avviate dal 1986, anno di istituzione del Centro Regionale di Documentazione, oltre a quelle derivate da altri interventi promossi soprattutto presso musei di Enti locali. La quasi totalità del materiale è disponibile su supporto informatico, e per quanto non ancora informatizzato sono In corso i processi di recupero del materiale rimanente». Com'è nato e a che cosa serve il Centro di Documentazione della Regione del Veneto? «Negli anni Ottanta un Protocollo d'intesa tra l'allora ministero per i beni Culturali e le Regioni, ha previsto la creazione a livello regionale di Centri di Documentazione e di Laboratori per la Formazione di addetti alla conservazione. Nell'ambito di quegli accordi e con notevole tempestività rispetto ad altre Regioni, il Veneto ha istituito con la legge 2 del 1986 il proprio Centro Regionale di documentazione dei beni culturali ed ambientali, con il compito di raccogliere, elaborare e fornire ogni informazione relativa al patrimonio storico della civiltà del nostro territorio. «In oltre 15 anni di attività per questo settore è stato utilizzato un budget finanziario complessivo di oltre 8,5 miliardi di vecchie lire. Questi dati consentono di leggere il patrimonio attraverso diverse chiavi: titolarità, distribuzione territoriale, tipologia e quantità di beni in rapporto alla proprietà e al territorio, criteri che diventano fondamentali per qualunque programma di valorizzazione o di diffusione delle informazioni. Sono stati realizzati interventi anche con altri strumenti finanziari, come il programma triennale di catalogazione delle opere d'arte possedute dal Musei civici, le campagne per la valorizzazione del patrimonio della Grande Guerra, quelle per la valorizzazione delle testimonianze dei Veneti antichi e per la catalogazione degli organi musicali e delle opere rubate». Passiamo alla banca dati dei beni culturali. Com'è articolata? «Oltre al materiale cartaceo, la banca dati è costituita da una rete di pc su cui sono memorizzati testi e immagini relativi a svariate tipologie di beni culturali censiti nel Veneto, Come ricordavo, sono stati raccolti dati su circa 260.000 beni culturali, dei quali 70 mila sono oggetti sacri delle diocesi venete e statuaria esterna delle ville venete, mentre poco meno di 9 mila schede riguardano i beni architettonici (ville venete, castelli, fortificazioni militari, abbazie, santuari, conventi, teatri, architetture spontanee d'alta quota...). Ma sono registrati anche reperti archeologici, beni libra-ri, fondi archivistici, giardini e parchi, beni fotografici, libretti e fonti musicali di autori Veneti, patrimonio industriale e beni numismatici». Quali interventi di catalogazione vi proponete di realizzare per l'anno 2004? «Due degli interventi programmati riguardano la catalogazione del patrimonio ecclesiastico delle diocesi di Vittorio Veneto e Treviso. Un altro progetto è quello relativo alla prosecuzione della schedatura dei positivi fotografici del Lascito Filippi, di proprietà dell'IRE di Venezia. Gli altri interventi programmati riguardano la banca dati del beni culturali della Regione, In particolare per la creazione di formati di scambio e di immissione dati. Sarà realizzata anche una operazione di recupero di immagini fotografiche della banca dati numismatica del Museo Bottacin di Padova relative alle prime campagne di catalogazione condotte dalla fine degli anni Ottanta agli inizi degli anni Novanta, mentre la parte restante del programma 2004 prevede un servizio di "hosting" per la banca dati numismatica e il completamento di un progetto obiettivo a sostegno della banca dati generale regionale». Lei ritiene che catalogare, oltre a far conoscere il patrimonio culturale, significhi anche offrire nuove possibilità di lavoro? «Sicuramente. La difesa e la valorizzazione di giacimenti culturali che esistono in Veneto rafforza l'Identità storica di una comunità, ma soprattutto rappresenta l'opportunità di nuova occupazione colta per i giovani veneti formati nelle nostre università».
I beni culturali creano occupazione
La Regione del Veneto ha approvato le linee di indirizzo per la programmazione degli interventi per il patrimonio culturale del 2004. L'assessore alle Politiche per la cultura e l'identità veneta, Ermanno Serrajotto, ha spiegato che gli interventi vengono concordati con le Soprintendenze presenti nel Veneto e che la quasi totalità del materiale è disponibile su supporto informatico. Il Centro Regionale di Documentazione dei beni culturali ed ambientali del Veneto è stato istituito nel 1986 per raccogliere, elaborare e fornire informazioni relative al patrimonio storico del territorio. La banca dati dei beni culturali è articolata e contiene dati su circa 260.
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