In base al progetto iniziale, per museo e passerella al Frizzone occorre la cifra di un milione 200mila euro in tutto CAPANNORI. «Ben volentieri» il presidente della Provincia Stefano Baccelli ritenterà la strada dei fondi Arcus per il progetto del museo archeologico del Frizzone (circa un milione 200mila euro in base al progetto originario). Ci riproverà, magari insieme ad altri enti, raccogliendo in questo senso anche l'invito formulato dal dottor Giulio Ciampoltrini, funzionario della Soprintendenza e responsabile per il territorio lucchese (che ha vissuto in prima persona gli scavi delle Cento Fattorie). Ma a una condizione: avere la partnership della Soprintendenza ai Beni archeologici. Un punto sul quale Baccelli è molto fermo. L'avveniristico museo del Frizzone, il parco archeologico delle Cento Fattorie: a parlare di questi argomenti, il presidente è un fiume in piena. «Ci teniamo così tanto - dice - che siamo a suo tempo intervenuti economicamente per sostenere questi progetti. Abbiamo fatto più di quello che ci competeva, abbiamo surrogato competenze che invece sono dello Stato, da ritrovarsi nella Soprintendenza dei Beni archeologici, che purtroppo è vacante sul nostro territorio. Ho atteso che non lo fosse più; alla fine ho convocato la sua coordinatrice. La lettera è già scritta. Abbiamo bisogno che il ministero dei Beni culturali e quindi la Soprintendenza siano al nostro fianco per un ulteriore richiesta di fondi Arcus». La prima richiesta infatti fu presentata nel 2007 (in epoca di governo Prodi); la risposta arrivò nel 2008 (governo Berlusconi) e fu negativa. «Sulle eccellenze culturali di livello nazionale, come quelle che abbiamo sul nostro territorio - dice Baccelli riferendosi alla ricchezza archeologica della Piana -, la competenza prioritaria è del ministero dei Beni culturali, lo stesso a cui fa capo la Soprintendenza. Il dottor Ciampoltrini è un funzionario della Soprintendenza e quindi dello Stato, credo sia consapevole della necessità di questa partnership, importante anche per valorizzare l'aspetto scientifico del nostro progetto, oltre quello politico». Il progetto iniziale del museo bunker al casello autostradale del Frizzone (dove furono rinvenuti, tra gli altri, anche i resti della casa lignea di oltre duemila anni fa oggi in giacenza presso il laboratorio di restauro Piacenti di Prato e i resti di quattro neonati di epoca romana, che - incartati nel cellophane e sistemati un una cassetta e un secchio di plastica nel magazzino della Soprintendenza presso l'istituto Cavanis di Porcari - attendono di essere studiati e restaurati) prevedeva la costruzione di una «passerella museale - ricostruisce Baccelli - per dare fruibilità vera alla casa lignea che doveva essere collocata nel bunker e come porta di accesso all'area archeologica (delle Cento Fattorie, ndr)». Il protocollo di intesa firmato al tempo dei ritrovamenti più importanti (2006) fra Provincia e la società Autostrade (che dichiarava di sobbarcarsi l'onere della progettazione del museo) è sempre valido, conferma Baccelli. Ma se non ci sono i soldi per realizzarlo, se ad oggi la progettazione venisse elaborata potrebbe anche essere fatta invano.