Dopo la «provocazione» della Shammah. Finazzer: ingressi free agli under 25. Escobar: caso pretestuoso Fo: decisione intelligente. Daverio: come ai tempi di panem et circenses La regista Andrée Ruth Shammah: «La gratuità rischia di minare la dignità di chi dedica il proprio impegno per offrire proposte culturali» Biglietto sì, biglietto no. 5 euro o 7,50? Intorno al neonato Museo del Novecento all'Arengario boom di visitatori e una pagina sul «New York Times» che il sindaco Moratti sta pensando di rendere permanentemente gratuito è partita una querelle sul prezzo della cultura, o meglio: la cultura deve avere un prezzo? Intervenendo sulle pagine del Corriere, Andrée Ruth Shammah, anima leonina del Teatro Franco Parenti, ha detto la sua. «Perché la gente si aspetta che la Cultura (con la C maiuscola, ndr) sia regalata?... Risulta a qualcuno che i negozi di abbigliamento regalino i capi? Si entra forse gratis nei cinema?». E ancora: «La gratuità rischia di minare la dignità di chi dedica il proprio impegno per offrire proposte culturali». «Voglio bene ad Andrée, ma mettersi a litigare con l'assessore per queste cose in questo momento è come essere sul Titanic e preoccuparsi se il cassetto delle posate è chiuso a chiave», commenta Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro, alle prese con un taglio di finanziamenti pubblici da 410 a 250 milioni. Men che meno lo scandalo lo vede l'assessore Massimiliano Finazzer Flory, che trova però il tema ben posto e lo stimolo interessante. «Shammah ha ragione: la cultura ha un suo prodotto e ha un suo valore, ma in questo caso la gratuità è una misura congiunturale contro una crisi che prima di essere economica è profondamente culturale. Credo che nel momento in cui si lancia un nuovo museo, la gratuità sia un veicolo. Che possiamo permetterci avendo raccolto 3 milioni di euro con gli sponsor». E in futuro? «Io penso all'ingresso gratuito per gli under 25». Dalla parte della Shammah si schiera Carlo Fontana, per 15 anni sovraintendente alla Scala. «Io scelgo di spendere per andare a vedere uno spettacolo o un mostra perché soddisfo un mio bisogno. Il problema è rendere compatibile il prezzo del biglietto con la disponibilità di tutti i cittadini, come mi ha insegnato Paolo Grassi quando avevo 20 anni e come ho cercato di fare nel mio periodo alla Scala, attraverso facilitazioni, convenzioni, riduzioni per gli studenti. Tornando al Museo dell'Arengario che non ho ancora visitato la sensazione è che qui si faccia una cosa ogni tanto, così a spot, che manchi una politica, un progetto articolato sulla cultura cittadina. Non voglio pensare che l'idea dell'ingresso gratuito sia uno spot elettorale, però...». «Ma scherziamo?», interviene il Premio Nobel Dario Fo, ex allievo dell'Accademia di Brera. «In tempi di crisi dura, quando c'è gente che non ha monete per prendere il tram stiamo lì a discutere di un'iniziativa bella come quella dell'Arengario? Sono stato tra la gente, giovani, anziani, in fila tranquilli per ore per vedere i maestri del Novecento. Io dico che il museo è stupendo e l'ingresso gratuito un momento alto di intelligenza nella gestione della città. Quanto alla lettera della Shammah, mi sembra poco disinteressata, tra le righe pare di leggere: ma a me quando me li date i soldi?». Philippe Daverio conclude col botto: «Se proprio vogliamo parlare di cultura gratuita a Milano, allora bisognerebbe rendere gratuito anche San Siro! Diciamo che esiste una cultura di servizio, che non è sbagliato che sia gratuita ma la gratuità totale porterebbe al panem et circenses. Da evitare».