Il 28 gennaio «Genus Bononiae» aprirà le porte di Palazzo Fava alla città Roversi Monaco: «La visione di quei capolavori era preclusa da 40 anni» La ricchezza di talenti e inventiva di Bologna richiederebbe un'organizzazione che manca La Mozart è una realtà culturale indiscutibile Spero in altre collaborazioni con Benigni E' la chiusura, la quadratura del cerchio, come si suol dire, di un mastodontico e lungimirante progetto iniziato nel 2006. Genus Bononiae - Musei nella città, il percorso artistico, culturale e museale in palazzi nel centro storico è quasi terminato. «Il 28 gennaio ci racconta Fabio Roversi Monaco, presidente della Fondazione Carisbo e ideatore di questo progetto finalmente Palazzo Fava verrà restituito alla cittadinanza (il giorno prima l'inaugurazione con le autorità, ndr)». E aggiunge: «E' ancora in corso di definizione una serie di avvenimenti ed attività legate a quest'apertura». Un altro palazzo ristrutturato e «rivelato» alla città dunque... «Mi preme sottolineare che la visione di alcuni degli affreschi bolognesi e italiani più belli era preclusa a tutti da almeno quarant'anni. Ora, rispondendo alle attese e alle esigenze della città e non solo, restituiremo alla città un ciclo realizzato da Ludovico, Agostino e Annibale Carracci». Lei ha lavorato per diversi anni alla realizzazione di questo progetto. «La storia di Bologna non è solo storia di capolavori d'arte, o almeno non è solo quello, ma è la storia di una civiltà che ha saputo coinvolgere l'economia, la produzione, la socialità, la scienza e anche la carità, in un modo che vorrei definire, nell'ultimo millennio, splendente, pur in mezzo a lunghe fasi di oscurità e problemi». In ultima analisi è questo il pensiero dal quale nasce «Genus Bononiae?» «Sì, questo può essere considerato un preannuncio di quello che vuole significare. Genus Bononiae è la storia di una grande civiltà che ci ha portato fino a qui dopo quasi 3 mila anni». Un invito, di consapevolezza storica, che lei rivolge anche ai giovani? «Genus Bononiae vuole rappresentare nello stesso tempo un invito ai giovani bolognesi di antica stirpe e a quelli di nuova generazione per comprendere il passato luminoso dal quale è scaturita questa città». E poi? «Dall'altra parte vuole essere un recupero di consapevolezza e anche di fierezza e diventare uno strumento importante per far capire a coloro che la città vengono a visitarla come turisti». Il soprintendente Luigi Ficacci sottolineava su queste stesse pagine, alcuni giorni fa, come il turismo sia, secondo lui, un indicatore del funzionamento o meno di una città nel suo insieme e anche nella sua accezione culturale. Lei cosa ne pensa? «Il valore del turismo è un valore importante, che nella sua accezione più alta, richiede l'acquisizione della consapevolezza della città che si vuole andare a visitare». Bologna, nonostante tutti i problemi che la soffocano, rimane comunque ancora terreno fertile? «Sì, anche perché rimane sede di una grande università e, di conseguenza, di un grande numero di studenti». Perché allora la città non decolla come dovrebbe? «Bisognerebbe tenere conto che quando ci si trova di fronte a una comunità di talenti e inventiva come quella di Bologna, tale ricchezza richiederebbe anche una capacità di organizzazione, di cui però la città sembra abbastanza priva». Nella veste di presidente della Fiera invece, come vede la cultura che verrà? «Le fiere culturalmente più incisive in Italia sono quelle di Bologna La Fiera del Libro per Ragazzi è la principale al mondo nel settore, e poi c'è Arte Fiera ora alle porte. E anche il Sana e altre fiere hanno un loro profilo culturale». La tendenza per il 2011 quale sarà? «Quella che abbiamo messo in moto qualche tempo fa E cioè di accompagnare l'evento espositivo, anche se commerciale, con attività culturali. Era previsto per esempio un concerto dell'Orchestra Mozart in piazza Maggiore per l'inaugurazione del Cersaie edizione 2010, poi saltato per il maltempo». A proposito di Orchestra Mozart, lei continua ad essere il principale sostenitore. «Ritengo Claudio Abbado un immenso direttore, il quale è altrettanto grande come formatore di giovani». Progetti futuri con la Mozart? «Oltre a quelli già noti con la Cineteca, spero ci siano altre occasioni di avere la collaborazione di Roberto Benigni. La Mozart è una realtà culturale indiscutibile, come lo è l'Accademia Filarmonica». Quanto può la musica secondo lei? «Molto. Si dovrebbe partire da un discorso coordinato fra Comunale, Museo della Musica e le altre validissime realtà private che fanno musica». Ci si prova da tempo... «Bisogna riuscire a dare una comunità di intenti». Per chiudere, che idea si è fatto del commissario Cancellieri? «Ha svolto il suo ruolo di commissario molto bene».