Sulla tassa di scopo, un importante passo avanti. Dopo l'apertura del ministro Calderoli, il tributo da applicare ai turisti sul «modello Roma», trova il pieno appoggio del sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta: «Credo sia giustissima - dice -. A Roma sta funzionando bene e credo sia un modello da esportare anche alle altre città». Il balzello che potrebbe passare nel decreto sul federalismo fiscale municipale, rilanciato a dicembre dal sindaco di Firenze Matteo Renzi nella sua visita al premier Berlusconi ad Arcore, toccherebbe ai turisti che soggiornano in albergo, e preoccupa principalmente gli albergatori. Un po' ovunque. Ciò non toglie che in molte città d'arte il tributo è visto dai sindaci come una boccata d'ossigeno per le dissestate casse comunali, utile al mantenimento del decoro urbano. A chi invece la tassa di scopo proprio non piace è la categoria degli albergatori, da una costa all'altra dell'Italia, a partire da Romagna e Versilia. E se a Firenze la protesta continua da mesi, nelle altre città è scattata ieri dopo l'annuncio del sottosegretario Letta. L'intera categoria è infatti sulle barricate. Federalberghi ha chiesto subito al ministro Maria Vittoria Brambilla di intervenire e si è detta pronta a mobilitarsi contro questa misura. «Il governo - attacca Bernabò Bocca, presidente dell'associazione - ci aveva garantito che la tassa di soggiorno a Roma era giustificata solo dalla situazione debitoria dell'amministrazione e che sarebbe stata circoscritta al solo Comune di Roma. Mi sorprende vedere ora che l'idea di una tassa di soggiorno che gravi unicamente sugli alberghi possa essere estesa a tutti i Comuni». Confcommercio la definisce un autogol.