La bocciatura del progetto capitolino apre un caso politico, l'esultanza della Lega, le stilettate del Pd Ecclestone delude Alemanno: un solo Gran premio e sarà quello di Monza ROMA Le strade dell'Eur si dovranno accontentare del traffico quotidiano delle più o meno ordinarie vetture degli abitanti e dei lavoratori del quartiere, al più di qualche Ferrari dei giovanotti della «Roma bene» che frequentano i ritrovi serali alla moda della zona. I bolidi monoposto della Formula i invece non sfrecceranno all'ombra delle architetture razionaliste di mussoliniana memoria, come avrebbe voluto Gianni Alemanno. E stato lo stesso sindaco ieri a preannunciare, sia pur ancora non in maniera ufficiale, l'addio al progetto presentato fra mille polemiche da Maurizio Flammini, ex pilota e organizzatore di eventi sportivi come il Mondiale Superbike delle moto. E la Lega Nord ha esultato: «E' un'ottima notizia», ha commentato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Una lettera di Bernie Ecclestone arrivata in Campidoglio nella tarda serata di mercoledì ha fatto saltare tutto. Proprio nel giorno in cui Flammini aveva annunciato una conferenza stampa in pompa magna per la prossima settimana con la presenza di Alemanno, il patron della F1 ha gelato le aspettative del Campidoglio: «Le scuderie e noi stessi vogliamo tenere il numero di gare entro il tetto massimo di venti in un anno ha scritto . E' quindi impossibile programmare un altro evento in Italia». Perché c'è già Monza. Ecclestone ha però aperto un angusto (e impraticabile) spiraglio: cioè la gara a Roma si potrebbe disputare se «Monza esce dal calendario», oppure «alternando Monza con Roma». Alemanno nei giorni scorsi però era stato chiaro. «Se Roma deve essere in concorrenza con Monza, faremo un passo indietro», aveva detto anche per non andare allo scontro con la Lega Nord, visto che Umberto Bossi ha una temibile arma di ricatto: i poteri per Roma Capitale sono ancora incompleti. Sfidare il Carroccio su Monza potrebbe mettere a rischio poteri e risorse per la città eterna. Il sindaco, avendo forse avuto il sentore di quanto stava maturando nelle stanze della F1, aveva dunque messo le mani avanti. E ieri ha ammesso: «Di fronte a questa svolta è necessaria una riflessione, ma è evidente che non si tratta di una bocciatura di Roma». La decisione ufficiale sarà annunciata la prossima settimana. Sarà formalizzata la resa. Flammini invece ha cercato di tenere ancora alta la bandiera «Proporremo forme di collaborazione a Monza». Ipotesi subito stroncata da Roberto Formigoni, governatore della Lombardia: «Abbiamo fatto bene a tener duro e a ribadire con determinazione ogni volta l'assoluta ragionevolezza delle nostre posizioni, difendendo non solo le ragioni nel nostro territorio ma le ragioni dello sport, della tradizione e dell'economia. Per queste stesse ragioni è inaccettabile l'idea dell'alternanza Roma-Monza». «Al limite ha aggiunto il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni a Roma possono correre le bighe». Per l'europarlamentare Mario Borghezio, sempre della Lega, «con la secessione della Padania anche Roma potrebbe avere il proprio Gp». Immediate le polemiche. «Per Alemanno è l'ennesima figuraccia», ha sottolineato Francesco Rutelli, leader dell'Api, mentre Vannino Chiti, Pd, ha commentato: «Povero Alemanno, non gliene va bene una». E in generale tutto il centrosinistra, che aveva contestato il progetto fin dall'inizio, è andato all'attacco: "E' la dimostrazione dell'inconsistenza dell'azione politica di Alemanno: solo annunci e slogan». «Sventata una clamorosa speculazione edilizia maldestramente camuffata nel progetto del Gp», è invece il commento della sinistra radicale e ambientalista. Nel centrodestra romano c'è chi ha dato una lettura maliziosa dell'accaduto, visto che a quanto pare la rivolta delle scuderie contro il secondo Gran premio in Italia sarebbe stata capitanata dalla Ferrari: «Montezemolo ha voluto mettere in difficoltà Alemanno perché se deciderà di scendere in politica sa che Gianni può essere uno dei successori di Berlusconi», dice uno dei vecchi colonnelli di An vicino al sindaco di Roma. Fantapolitica? Probabile. La vicenda ha creato fra l'altro imbarazzo e preoccupazione nei palazzi del Coni: il progetto del Gran premio e la candidatura per le Olimpiadi del 2020, come ha sottolineato più volte il sindaco Alemanno, «sono completamente scollegate». Ma come biglietto da visita per la Capitale il pasticcio della F1 non è il massimo.
Il Gp di Roma finisce in testacoda
Il progetto di ospitare un Gran premio di Formula 1 a Roma è stato bocciato. La decisione è stata presa dalla F1 dopo la lettera di Bernie Ecclestone, patron della F1, che ha espresso la sua opposizione al progetto. La Lega Nord ha esultato per la decisione, mentre il Pd e il centrosinistra hanno criticato Alemanno per aver annunciato la decisione. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha ammesso che la decisione è stata necessaria e che non si tratta di una bocciatura di Roma. La F1 ha invece aperto un spiraglio, consentendo che Roma possa ospitare un Gran premio se Monza esce dal calendario o se si alternano le due città.
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