II «no» agli otto alberghi a Lipari e Vulcano arriverà probabilmente dalla conferenza di servizi, ma nel governo l'imbarazzo è tangibile. Su Totò Cuffaro e la sua giunta continuano a piovere roventi polemiche, dopo che l'Assemblea regionale siciliana ha approvato, inserendo nelle variazioni di bilancio, la norma che in deroga al piano paesistico delle isole Eolie - considerate patrimonio dell'umanità dall'Unesco - consente la realizzazione di otto strutture alberghiere in altrettante zone sottoposte a vincolo ambientale. Contro la norma non ci sono solo gli ambientalisti e il centrosinistra, ma numerosi esponenti della Cdl, con An in prima fila e che minaccia di uscire dal governo se la norma non sarà bloccata. Da Parigi anche il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani è stato perentorio: «Faremo di tutto per bloccare questa decisione perché è sbagliata». Già critico con la norma prima che fosse approvata, Nicola Bono (An), sottosegretario ai Beni culturali con delega all'Unesco, indica tre possibili soluzioni: la prima è che sia il Commissario dello Stato a cassare la norma nel caso in cui si profilino aspetti anticostituzionali; la seconda suggerisce l'intervento diretto del governo, rappresentato nella conferenza di servizi che dovrà esaminare i singoli progetti, dagli assessori al Territorio e ai Beni Culturali, Francesco Cascio e Alessandro Pagano, entrambi di FI. Se anche questo livello di difesa saltasse, sarebbe lo stesso ministero, ha detto Bono, a impugnare il provvedimento di fronte alla Corte costituzionale. Intanto i Verdi hanno depositato un disegno di legge che propone l'istituzione di una commissione d'inchiesta accertare le responsabilità di «coloro che danneggiano il paesaggio delle isole minori, a cominciare dalle Eolie». «Così capiremo a favore di chi vengono fatte certe proposte e anche per chi è stata redatta la norma», dice il senatore dei Verdi Sauro Turroni, vicepresidente della commissione Ambiente di Palazzo Madama.