Bufera su El Pais: "Mai problemi allAbatellis" Le metà dei precari del bacino ha precedenti penali "Ma non lavora nelle sedi sensibili" La Regione non conferma né smentisce che tra i custodi ci sia un ex killer «Ieri uccideva persone, oggi vigila il museo». Allindomani dellarticolo del quotidiano spagnolo "El Pais" secondo il quale un ex sicario di Cosa Nostra sarebbe tra i precari ex pip che vigilano il museo Abatellis, dal palazzo di via Alloro non arriva alcuna replica. Se la direttrice Giovanna Cassata si dice amareggiata della vicenda «che getta discredito su personale che lavora bene e che non ci ha dato alcun problema», è lassessore regionale ai Beni culturali Sebastiano Missineo che rivela che al museo Abatellis, noto perché custodisce lAnnunziata di Antonello da Messina, lavorano 16 ex pip che affiancano i 140 dipendenti. Quattro dei 16, tutte donne, lavorano negli uffici amministrativi, mentre gli altri 12 sono inquadrati come "assistenti custodi": «Affiancano cioè i 70 custodi già in forza al museo», dice Missineo. Nellarticolo del quotidiano spagnolo un giornalista commentava che mettere un ex detenuto a custodia di un quadro come lAnnunziata è come «mettere una volpe a guardia di un pollaio». Ma di cosa sono stati accusati gli ex pip che oggi lavorano allAbatellis? «Non lo sappiamo - dice lassessore Missineo - perché il progetto di inserimento dei pip va avanti da anni. Mi domando, infatti, visto che non lo sappiamo noi, come facciano a saperlo i giornalisti spagnoli. Siamo felici che questa gente abbia una seconda possibilità. E larte è di certo un canale privilegiato per il riscatto. Quella de "El Pais" è solo una campagna denigratoria volta a spostare i flussi turistici dallItalia alla Spagna». Lassessore e il museo non confermano né smentiscono che tra i custodi ci sia un ex killer. Del resto tra i pip, poco più di 3.100 persone, circa la metà ha precedenti penali. Il resto, invece, è rappresentato da "soggetti svantaggiati", come ex tossicodipendenti o alcolisti. E in quali enti sono stati smistati i 1.500 pip che hanno un passato da detenuti? La Regione risponde al contrario: dicendo cioè dove non sono stati mandati i precari con la fedina penale sporca. La dirigente dellassessorato alla Famiglia Maria Letizia Di Liberti precisa che non sono «nelle scuole, negli ospedali, e nelle questure e nelle caserme della Guardia di finanza». Non sono cioè nelle sedi "sensibili". Ma si trovano invece negli assessorati e negli uffici pubblici, dallIstituto autonomo case popolari ai consorzi Asi, ma anche nei musei. Si occupano di vigilanza e di supporto agli uffici. I pip inviati nei musei regionali sono 222: quasi tutti affiancano i custodi. Nelle scuole, invece, dove svolgono il ruolo di collaboratori scolastici, ci sono 94 precari. Allospedale Civico ce ne sono 234. 89 lavorano allUniversità, 35 sono invece distaccati nella parrocchie, una ventina nelle associazioni. Per molti loccasione di un posto di lavoro è valsa come una seconda occasione di vita. Ieri mattina raccontano che al museo i musi erano lunghi. E che nessuno dei 16 pip ha voluto commentare larticolo. Quello dei pip di Emergenza Palermo non è lunico bacino dal quale provengono ex detenuti reimpiegati in pubblici servizi: se ne trovano nelle società comunali Amia Essemme e Gesip, occupati in servizi di pulizia strade e manutenzione del verde. I pip che dal Comune sono passati alla Regione, e che adesso sono gestiti dallassociazione Social Trinacria onlus, sono stati smistati negli enti che ne hanno fatto richiesta. I Beni culturali ne hanno chiesti 250. Ma il progetto non sembra ancora essere decollato: ci sono ben 568 persone che risultano ancora «in attesa di collocazione». Per loro nessun ente si è fatto avanti.