Le Regioni sono alle prese con i termini del condono edilizio: limiti alle volumetrie condonabili, aumento degli oneri accessori e dell'oblazione, esclusioni per alcune tipologie per garantire una maggiore tutela dell'ambiente. Solo per fare alcuni esempi dei provvedimenti regionali, approvati o in via di approvazione, e che in molti casi restringono i limiti della sanatoria voluta dal governo con la manovra per il 2004. Una questione che è all'esame in molte realtà regionali, vista la scadenza del 12 novembre per emanare le norme (anche se non costituisce un obbligo). E le nuove disposizioni emanate finora sembrano mettere a rischio, come evidenziato anche dalla Corte dei Conti, l'obiettivo di gettito di 3,1 miliardi di euro. In Emilia-Romagna la legge ha avuto in settimana l'ok dell'Assemblea regionale. Disco verde dalla giunta anche nel Lazio, che ha deciso di limitare la volumetria condonabile ad un massimo di 450 metri cubi (rispetto ai 750 della legge nazionale) ed esclude non solo le nuove costruzioni sulle aree del demanio ma anche, ad esempio, il cambio delle destinazioni d'uso di immobili adibiti a parcheggi. Si introduce il concetto, non previsto dalla legge nazionale, degli "abusi di necessita"' e si favoriscono, per esempio, quelli sulle prime case rispetto alle seconde. La maggior parte delle Regioni - secondo una elaborazione curata dall'Ufficio legale di Legambiente - cerchera' di restringere l'ambito di applicazione della norma. Linea dura per Emilia Romagna, Toscana, Friuli Venezia Giulia e Umbria, che riducono i limiti volumetrici condonabili e si oppongono alla sanatoria delle nuove costruzioni. Ma c'e anche chi invece allarga le maglie: e' il caso della Sicilia che, sempre secondo l'associazione ambientalista, si appresterebbe a dimezzare gli oneri concessori. La maggior parte delle domande presentate fino a questo momento arriva dal Lazio: 25.000, concentrate prevalentemente su Roma. La legge statale prevede poi la salvaguardia delle domande presentate prima della sentenza della Consulta, e le Regioni sembrano pressoche' tutte indirizzate a mantenere questa garanzia. Le Regioni dopo la sentenza della Corte costituzionale hanno quindi avviato il lavoro per ridefinire sul loro territorio la sanatoria. Ecco, in un quadro Regione per Regione, riporatto dall'Ansa, i nuovi limiti o le nuove possibilità - secondo anche dati elaborati dall'Ufficio legale di Legambiente - inseriti dalle autonomie sul condono edilizio. - VALLE D'AOSTA. La legge e' stata approvata prima della sentenza ed e' valida, ma in Val D'Aosta e' un mini-condono: sono sanabili gli abusi edilizi di piccole e entita' e pertinenti all'immobile in regola con le norme urbanistiche, che non abbiano portato ad aumenti di volumetria e che siano stati determinati da interventi edili di adeguamento alle norme igienico-sanitarie. Nessuna variazione per le oblazioni ma raddoppiano gli oneri accessori. - PIEMONTE. La legge ha avuto l'ok della giunta. Non ammessa la sanatoria per le nuove costruzioni non residenziali. Confermate le oblazioni, mentre raddoppiano gli oneri accessori. - LOMBARDIA. La legge varata dalla giunta e' in linea con le norme nazionali. Possibile l'aumento degli oneri di urbanizzazione con un 'contributo per la costruzione' che può portare un aggravio al massimo del 30. - TRENTO E BOLZANO. Giro di vite in vista in Trentino Alto Adige. La legge della provincia autonomia di Trento esclude dalla sanatoria le nuove costruzione, limita i volumi a 200 metri cubi, rivede all'insu' del 10 gli oneri concessori. A Bolzano si' della giunta provinciale alla legge che limita la possibilita' di condono agli ampliamenti, e non alle nuove costruzioni, entro i 200 metri cubi, e fissa delle penali che possono andare da 18.000 a 27.000 euro. - FRIULI VENEZIA GIULIA. Manca ancora l'ok dell'assemblea regionale. Aumenta l'oblazione del 10 e gli oneri concessori del 100. Viene istituito un fondo per la demolizione delle costruzioni abusive non salvate dalla sanatoria. - VENETO. Sara' limitato il raggio d'azione della sanatoria nella Regione, dove sono tuttora in corso i lavori sul testo di legge. Particolare attenzione sara' rivolta ai cambi di destinazione. - LIGURIA. Stringe le maglie del condono: scende a 450 metri cubi il limite massimo di ampliamento e aumentano del 10 le oblazioni e tra il 30 e il 100 gli oneri di concessione a seconda delle zone. - EMILIA ROMAGNA. La legge regionale e' stata approvata la scorsa settimana dall'assemblea. Calano le tipologie di intervento condonabili, si riducono i limiti volumetrici, scompare il silenzio assenso, aumentano le sanzioni pecuniarie. Non saranno condonabili tutti gli interventi privi dei requisiti minimi igienico-sanitari. E per quanto riguarda gli ampliamenti e le sopraelevazioni, il volume massimo condonabile viene notevolmente ridotto ad un massimo di 300 metri cubi. Le oblazioni aumentano del 10 e gli oneri concessori del 100. - LAZIO. Approvata dalla Giunta della Regione, la legge sul condono edilizio rende sanabili gli abusi che non abbiano comportato un ampliamento del manufatto superiore al 20 della volumetria della costruzione originaria e, comunque, superiori a 400 metri cubi, con un massimo di 450 per gli abusi di necessita' sulle prime case. Escluse dalla sanatoria le opere che ricadono su aree sottoposte a vincoli di qualsiasi natura. Aumento del 10 per l'oblazione e del 100 per l'acconto degli oneri concessori. La legge, inoltre, istituisce un fondo regionale per il monitoraggio del territorio finalizzato al risanamento e alla riqualificazione nonche' alla demolizione delle opere abusive. - UMBRIA. Approvato dalla giunta regionale: la proposta prevede, tra l' altro, l'aumento della superficie condonabile di manufatti esistenti fino a 30 metri quadrati, che diventano 60 in caso di unita' immobiliari destinate ad attivita' produttive o a servizi, l' esclusione della formula del silenzio assenso e la possibilita' per i cittadini di riformulare le domande di condono se presentate prima dell' entrata in vigore della legge regionale. Tra le opere escluse dal condono, le nuove costruzioni e immobili realizzati in violazione di vincoli, l'utilizzo di aree agricole per usi diversi da quello agricolo. - MARCHE. Approvata dalla giunta regionale, la legge limita la volumetria sanabile fino a un limite massimo di 300 metri cubi. Nei centri storici il limite massimo e' ridotto a 75 metri cubi. Aumento dell'oblazione del 10 e del 100 degli oneri concessori. - ABRUZZO. Elevare tasse e oblazioni e abbassare la superficie condonabile. Sono queste le linee guida su cui si baserà la legge regionale. - MOLISE. Nella Regione condono in linea con la legge nazionale, ma saranno ritoccate le oblazioni; sugli oneri concessori verrà lasciato spazio decisionale ai Comuni. - CAMPANIA. La legge in preparazione prevede paletti molto stretti: condonabili ampliamenti fino al 10, per una volumetria non superiore ai 150 metri cubi. Aumentano del 10 le oblazioni e raddoppiano gli oneri concessori. - BASILICATA. La legge approvata dalla giunta blocca la sanatoria per gli abusivismi in contrasto con la normativa urbanistica e per le nuove costruzioni. - CALABRIA. La legge ancora non e' stata approvata ma si preannuncia linea dura per le nuove costruzioni, mentre le norme saranno più morbide per gli abusi di bisogno o dipendenti dal disservizio amministrativo. - PUGLIA. Condono in linea con la legge nazionale ma stop agli abusi, anche minori, nelle zone vincolate. L'oblazione sarà più cara del 10. - SICILIA. Dovrebbe restare l'impianto nazionale e la "condonabilità" di volumetrie fino a 750 metri cubi. Gli oneri di urbanizzazione - al momento unico caso a livello nazionale - dovrebbero, secondo le elaborazioni di Legambiente, essere dimezzati. - SARDEGNA. La legge dovrebbe essere in linea con le norma nazionali ma la volumetria condonabile dovrebbe scendere a 300 metri cubi. Nessuna novita' in vista invece, per oneri e oblazione. Ecco in una tabella le novita' - decise o annunciate dalle Regioni - che di fatto arginerebbero il condono edilizio deciso a livello nazionale attraverso una diminuzione delle volumetrie condonabili, rispetto ai 750 metri cubi della legge nazionale, o attraverso un aggravio dell'esborso economico, sia per l'oblazione che per gli oneri concessori. E a proposito di condono edilizio il Presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto (nella foto) ha espresso soddisfazione per la recente decisione della Consulta: "Farsi dare ragione dalla Corte Costituzionale è sempre una soddisfazione per una Regione. Quanto la Corte ha stabilito in materia di condono edilizio conferma la correttezza dell'operato della Regione Puglia. Ma è bene non essere di memoria corta. La nostra legge non solo è stata ineccepibile ma soprattutto è stata lungimirante. Infatti, per i suoi caratteri restrittivi ha bloccato quell'abusivismo dell'ultima ora che sempre produce i danni più gravi. Eppure ci fu chi in quei giorni, in Consiglio Regionale, gridò allo scempio del territorio, indicando la strada intrapresa da altre regioni e sollecitando a impugnare la legge. Il risultato oggi è che avevamo ragione ma, per una sorta di "effetto collaterale", quelle impugnazioni non solo hanno prodotto una fase di incertezza e quindi hanno potenzialmente consentito altri illeciti, non solo hanno, di fatto, prodotto una pur breve riapertura dei termini ma hanno reso meno restrittiva la norma, adottata dalla Regione Puglia, sugli "abusi minori" nelle aree vincolate. Ora è opportuno che di tutto questo si discuta con il partenariato e soprattutto con l'Anci e gli ordini professionali". E ultimamente la Giunta Regionale della Puglia ha approvato lo Schema di Disegno di Legge: "Disposizioni Regionali in attuazione del decreto Legge 12 Luglio 2004 n. 168, convertito in nella legge 30 Luglio 2004 n. 191" che riguarda proprio il Condono Edilizio emanato dal Governo nel Novembre 2003. La Regione Puglia, nel rispetto delle prerogative attribuite alle Regioni dal novellato Titolo V della Costituzione, emanò la L.R. n. 28 2003 che conteneva alcune restrizioni nei tempi della presentazione delle domande di condono, escludeva dalla possibilità di condono alcuni abusi, cosiddetti "minori" se ricadenti in aree vincolate e incrementava del 10 l'oblazione vincolandone la destinazione alla progettazione e realizzazione di programmi di recupero urbanistico, ambientale e paesaggistico. "Il contenzioso aperto da alcune Regioni presso la Corte Costituzionale - secondo una nota della Regione Puglia - si è concluso con la conferma dell'assoluta competenza dello Stato per quanto concerne il ricorso all'istituto del condono, alla sua sanzionabilità e alla determinazione dei principi in materia. La Corte ha comunque dato alcune indicazioni che hanno richiesto un rinnovo delle disposizioni da parte dello Stato. La Corte Costituzionale ha altresì confermato il potere concorrente delle Regioni per taluni profili amministrativi, confermando - conclude la nota - indirettamente la correttezza dell'intervento della Regione Puglia in materia".
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27 Ottobre 2004
AMBIENTE - Condono edilizio: i "paletti" delle Regioni
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