Catacombe, grotte e cunicoli esplorati e raccontati da Ardito C'è un mondo alla rovescia nel quale le grandi meraviglie sono nascoste, custodite in cunicoli, pozzi, cavità che s'infilano nel cuore della terra e all'improvviso sbucano in antri immensi come cattedrali o deviano verso imprevedibili torrenti e laghi sommersi. È il mondo dell'Italia nascosta, quella che gli speleologi esplorano a fatica e portano alla luce metro dopo metro; è il mondo che Fabrizio Ardito racconta con testi fascinosi mai banali e immagini mozzafiato nel suo Viaggio nell'Italia sotterranea (Giunti, pagg. 190, euro25), ventuno percorsi da Trieste a Palermo passando per Bologna, Todi, Matera e Napoli, naturalmente. Ardito ci costringe a indossare caschetto e guanti virtuali per scendere al suo fianco sottoterra e scoprire un mondo in cui antico e moderno si intersecano senza entrare in conflitto, dal museo archeologico negli ipogei di Siena alle Gravine pugliesi con le colonne della chiesa rupestre di Sant'Angelo scavate direttamente nella roccia; dalle miniere di Toscana e Sardegna che sembrano ancora vive, ai misteriosi ipogei di Santarcangelo dove si conservavano le botti di Sangiovese in ambienti scavati con maniacale perfezione e con percorsi e simboli che impongono di pensare a segni esoterici. Particolarmente affascinanti e approfondite le pagine sulla città di Napoli Le «capuzzelle» del cimitero delle Fontanelle promettono racconti tetri in prima pagina; invece il testo è arioso, come in tutto il volume, e regala approfondimenti senza mai apparire noioso didascalico. Il napoletano che non conosce l'immenso mondo che si trova nelle viscere della sua città, scopre in dieci pagine tutto quel che c'è da scoprire: le vie tortuose dei tre acquedotti che nei secoli si sono infilati sotto case e strade portando acqua e, talvolta, diffondendo virus mortali; le cave trasformate in rifugi di guerra; i laghi sotterranei. C'è anche la misteriosa cava greca scoperta vent'anni fa da Enzo Albertini, sulle cui pareti sono scolpiti segni arcaici che nessuno è riuscito a tradurre. La «Napoli di sotto» è raccontata in flash, brevi racconti legati ai luoghi più incredibili come il teatro di Nerone nascosto sotto vicolo Cinquesanti e inglobato nelle fondamenta dei palazzi moderni. Sotto quei palazzi sono accessibili le aree del teatro riservate agli artisti, quelle dove l'imperatore Nerone - dicono - andava riposarsi tra un'esibizione e l'altra, ebbro dagli applausi, a pagamento, dei napoletani. Ardito visita la Napoli «di sotto» con l'entusiasmo dello speleologo ragazzino che scopre un nuovo cunicolo. È capace di mantenere la stessa freschezza e una identica passione per tutti i luoghi che racconta in parole e immagini, anche quelli più conosciuti come il pozzo di San Patrizio di Orvieto. Particolari e suggestive anche le «chicche» conclusive: dieci flash su altrettanti luoghi sotterranei dello Stivale. Un altro viaggio, stavolta rapido e imprevisto, che pure è capace di percorrere tutta l'Italia dalle miniere alpine di Prali ai fiumi nascosti sotto le strade di Palermo, i «qanat" arabi che raccoglievano l'acqua e la portavano nelle case e nelle fontane. Nel breve viaggio conclusivo c'è una tappa dedicata al rione Terra di Pozzuoli Le foto sono talmente intense, e il racconto è così avvolgente che alla fine delle quattro pagine quasi si percepisce sulla pelle la «polvere impalpabile delle vie romane che continuano a vivere sotto al Rione».