Bruno Discepolo Presidente di Sirena città storica Le questioni poste dal soprintendente Gizzi a proposito del degrado in cui versano edifici prestigiosi quali quello dello Spagnuolo e Sanfelice, alla Sanità, hanno il merito di cogliere un dato di tutta evidenza, ma troppo spesso dimenticato. E cioè che il problema della obsolescenza di estese aree cittadine, e dei connessi fenomeni di incuria, abbondano. Se a questi edifici viene a mancare, nel tempo, un'adeguata manutenzione, allora si producono guasti e dissesti. E il degrado, inizialmente edilizio, si propaga a quello economico e sociale, depauperando un patrimonio (sia quello dei proprietari che quello urbano, collettivo), abbassando la qualità della vita e il livello di sicurezza nell'area e compromettendo le attività produttive insediate. Perché, soprattutto nei centri storici italiani, è così ricorrente questo fenomeno? La risposta è complessa, ma volendo riassumerla si può dire che, a differenza di altre parti del territorio cittadino dove è possibile intervenire ristrutturando il patrimonio edilizio, con meccanismi (aumenti di volumetria, di superficie, cambi di destinazione d'uso, ecc.) in grado di remunerare i capitali investiti, nelle aree di più antico impianto urbano, tutto questo non è consentito. Al contrario, gli interventi di restauro da prevedersi sono anche particolarmente onerosi, tanto da spingere la proprietà, una volta effettuati, almeno a patrimonializzare l'investimento sostituendo i precedenti occupanti con nuovi, dalla più alta capacità reddituale. Con l'ulteriore, negativo effetto della sostituzione sociale, a volte della cosiddetta «gentrification» di parti anche consistenti del centro storico. Naturalmente la soluzione al problema non può essere affidata ad ordinanze o provvedimenti giudiziari nei confronti dei privati inadempienti, ma spesso anche indigenti. Per queste ragioni l'unica via possibile è il ricorso ad un partenariato pubblico-privato, dove la mano pubblica promuove strategie di rivitalizzazione dei tessuti urbani storici e affianca i soggetti privati con facilitazioni e contributi (sia in termini di defiscalizzazione che in quota capitale sull'ammontare dei costi di intervento). Per il resto è il protagonismo degli abitanti, così stimolati, a fare la differenza, predisponendo i progetti, finanziandone la restante parte, controllando i lavori, la loro qualità, durata e conclusione. È questa la soluzione, non a caso sperimentata con successo almeno nell'ultimo quarto di secolo, un po' ovunque nel mondo. Gestita dalle amministrazioni locali direttamente o, il più delle volte, attraverso agenzie di scopo. Anche Napoli ha adottato questo modello, a partire dal 2002, con il Progetto Sirena che ha consentito già ad oltre 1200 condomini cittadini di accedere a finanziamenti comunali e regionali dell'ordine di 85 milioni di euro che hanno generato un volume di lavori pari a 270 milioni. Tra questi anche una cinquantina sono edifici vincolati di particolare pregio architettonico che hanno beneficiato del contributo. Purtroppo le difficoltà di bilancio dei Comune di Napoli (ed il successivo disimpegno della Regione Campania) hanno fatto sì che si passasse dagli iniziali 27 milioni di finanziamento del progetto, il primo anno, al milione e novecentomila euro stanziati per il 2010. È più che auspicabile che la nuova programmazione degli interventi per il Centro Storico napoletano, all'incrocio tra rivisitazione del più Europa e finalizzazione degli interventi per il Forum delle Culture, da parte della Regione Campania e del Comune di Napoli, assegni al Progetto Sirena lo spazio e le risorse adeguate a consolidare i risultati positivi e incoraggianti sin qui conseguiti. E a evitare che altri casi come quelli del rione Sanità rischino di rimanere senza risposta da parte delle istituzioni pubbliche.
Edifici storici: sì all'alleanza pubblico-privati
Il degrado degli edifici storici in città come Napoli è un problema complesso. La mancanza di manutenzione e la sostituzione sociale dei proprietari possono portare a guasti e dissesti. Le aree storiche sono particolarmente vulnerabili a questo problema, poiché non è possibile intervenire con meccanismi di ristrutturazione come in altre parti della città. Gli interventi di restauro sono spesso onerosi e possono portare a una sostituzione dei proprietari con nuovi, più ricchi. La soluzione richiede un partenariato pubblico-privato, dove la mano pubblica promuove strategie di rivitalizzazione e affianca i privati con facilitazioni e contributi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo