Il sindaco fiorentino Renzi questa mattina sarà a Palazzo Chigi per la firma del protocollo con il governo. Prima però andrà alla direzione del Pd Ora è realtà. I turisti e non solo non faranno più code, potranno visitare ben 33 musei fiorentini, statali e comunali, avendo semplicemente in tasca la Firenze card, che avrà una durata di 72 ore dal primo ingresso in un museo, calcolata sulla permanenza media di un turista a Firenze di 2,4 notti. L'offerta museale naturalmente è da brividi: Palazzo Vecchio, Uffizi, Boboli, Accademia, Pitti, Palazzo Medici Riccardi, Opificio, oltre a Stibbert, Horne, Cappella Brancacci, Bardini, Museo della Scienza e Alinari. Il costo, previsto dovrebbe essere di 50 euro, inferiore a quello delle equivalenti card di Parigi e Londra e include anche la possibilità di muoversi con i bus di Ataf e con la tramvia e potrà essere acquistata anche negli alberghi e su internet. Le prime card museali dovrebbero essere 100 mila, valide fino alla fine del 2011, per un totale di 5 milioni di euro. Dai quali Palazzo Vecchio conta di ricavare 1 milione di euro, da spendere in manutenzione. Fra gli obiettivi di questa iniziativa c'è anche quella di consentire ai turisti di far conoscere anche i musei minori, perché come ha più volte sottolineato il direttore generale per la valorizzazione, Mario Resca «di solito la gente si concentra sulle realtà che conosce». Il sindaco di Firenze Matteo Renzi ha puntato molto sulla Firenze card perché «Il turista potrà visitare tutti i musei comunali e statali che hanno aderito all'iniziativa, e finalmente non ci saranno più il trionfo della burocrazia, bensì il trionfo dell'accoglienza». Fino ad ora la questione è stata oggetto di una lunga trattativa fra il ministero dei beni culturali e il Comune di Firenze. Da oggi finalmente c'è il via libera: Renzi e il ministro Sandro Bondi firmeranno un protocollo a Palazzo Chigi, con i sottosegretari Gianni Letta e Paolo Bonaiuti a fare gli onori di casa. Prima però Renzi sarà alla direzione nazionale del Pd per ascoltare la relazione del segretario Bersani, poi andrà di corsa a Palazzo Chigi. L'accordo oltre alla Firenze card fissa anche dei paletti chiari su come ottimizzare le risorse provenienti dagli introiti del polo museale fiorentino per il triennio 2011-20113, il completamento dei Grandi Uffizi (per il nuovo teatro il governo dovrebbe garantire una copertura finanziaria fino a 190 milioni di euro) e il futuro del teatro "La Pergola" che passa dallo Stato al Comune, dopo la soppressione dell'Eti. Per salvare "La Pergola" intanto, la Cassa di Risparmio è pronta a stanziare un milione di euro purché Comune e Ministero «facciano la loro parte» come ha spiegato nei giorni scorsi il presidente dell'Ente, Michele Gremigni. In altre parole Palazzo Vecchio dovrebbe acquisire il teatro, gestirlo mettendo anche dei soldi e il Ministero «dovrà cedere il bene di cui è proprietario garantendo la sistemazione del personale». È quanto dovrebbe succedere oggi a Roma. Tornando alla Firenze card, per la prima volta viene messo in chiaro il principio della spartizione proporzionale degli incassi fra Comune e Ministero in base ai musei visitati. È previsto inoltre che quando finiranno i lavori dei Grandi Uffizi una parte dei soldi statali potranno essere usati per dei progetti particolari in città, si pensa alla pulizia e decoro. Probabilmente a margine della firma Renzi rilancerà anche la sospirata «tassa di scopo», promessa più volte dal premier Berlusconi, dopo averla chiesta al sottosegretario Gianni Letta e allo stesso ministro Bondi. Scartata dal decreto Milleproroghe, si ipotizzava che potesse entrare nel federalismo fiscale, invece come è noto non c'è traccia. L'altro ieri il ministro Calderoli dopo aver incontrato le opposizioni in Parlamento avrebbe lasciato qualche spiraglio aperto, il Pd ha lanciato la sua proposta. Mentre a Firenze impazzano già le polemiche, gli industriali la ritengono «un balzello» e si mettono di traverso.