Macomer. Dopo 20 anni inaugurazione al traguardo Manca soltanto l'autorizzazione finale del ministero dei Beni culturali: subito dopo i reperti, la cui catalogazione è terminata nel 2009, da Sassari saranno portati a Macomer. Dopo vent'anni di attesa, fra qualche mese il museo archeologico del Marghine potrà essere inaugurato e aperto al pubblico. IL PIANO. «Questa volta in maniera concreta», spiega il vicesindaco e assessore alla Cultura Giovanni Biccai, «grazie a un finanziamento della Regione di 100 mila euro, abbiamo realizzato la fase finale dell'allestimento, con la creazione del necessario microclima, dell'installazione dei pannelli, dei percorsi, delle luci. La struttura è quindi a posto, con tutte le autorizzazioni necessarie concernenti la sicurezza». La struttura, ultimata cinque anni fa, ricavata da un'antica casa padronale in pieno centro storico, vicino alla chiesa di San Pantaleo, non era stata ancora collaudata. «Anche questo scoglio è stato superato», dice Biccai: «Mancano soltanto i percorsi e mancano i reperti, già catalogati dall'archeologa di Macomer Isabella Paschina, ma fermi ancora a Li Punti a Sassari, in attesa dell'autorizzazione finale del ministero». Una grande opportunità per la cittadina e per il Marghine, soprattutto dal punto di vista culturale e turistico. L'amministrazione comunale di Macomer intanto sta provvedendo a studiare i percorsi, anche per i disabili, con lo studio di una cartellonistica indicativa, con le brochure e anche con la creazione di un apposito sito web. IL COMUNE. Biccai aggiunge: «L'apertura del museo archeologico del Marghine fine a se stesso non ha nessun senso. Per questo stiamo ideando la predisposizione di un sistema che comprenda lo stesso museo archeologico, ma anche l'antica casa Attene, la casa dove nacque e visse nella prima metà dell'Ottocento il poeta Melchiorre Murenu, il museo delle Arti Antiche gestito dalla cooperativa Esedra, i siti archeologici di Tamuli e Filigosa, la vallata di S'Adde, il centro storico, dove sono evidenti le tracce del Medioevo, ma anche le oasi naturalistiche di Su Cantareddu e il Monte di Sant'Antonio, quindi un circuito virtuoso, che comprenda l'artigianato, la gastronomia e I'ospitalità». Per Biccai si tratta di un circuito che non permette certo di far diventare il capoluogo del Marghine un centro turistico. IL SISTEMA. «La nostra idea di sistema museale è quella di dare la possibilità al turista che affolla le zone balneari della Planargia, di trascorrere una giornata nella nostra città, visitando tutti questi siti e usufruendo della tradizionale gastronomia. Cosa non di poco conto, che consentirà di creare anche posti di lavoro». Per ora si procederà con l'apertura del Museo Archeologico del Marghine, con reperti recuperati in varie località del territorio.