Donatone: Bondi utilizzi i fondi non spesi a Pompei per i palazzi sanfeliciani, sempre che intanto non si dimetta Morra: Io ci ho provato a popolare lo Spagnuolo, ma gli Enti locali, alla Sanità, dove sono? E il Museo Totò? NAPOLI Se il soprintendente Gizzi ha sollecitato gli assessori alla Cultura ad intervenire sui proprietari privati dei palazzi barocchi della Sanità «devastati da incuria e abusi», Italia Nostra punta più in alto: « E' il ministro Bondi a dover intervenire dice Guido Donatone sempre che prima non si dimetta». E Gizzi risponde: «Si può fare, abbatteremo noi gli abusi agendo in danno». Palazzo Sanfelice e Palazzo dello Spagnuolo: due testimonianze di architettura settecentesca «uniche in Europa» ma anche due storie emblematiche, tra le tante documentate dal sovrintendente (non napoletano, ma di stanza a Napoli) con un ampio dossier fotografico spedito al Comune e alla Direzione dei beni culturali. Il primo, la casa dell'architetto Sanfelice alla Sanità, è abitato da privati meno abbienti che, anche volendo, non sarebbero in grado di affrontare lo sfacelo dello stabile. Nel secondo ai Vergini, invece, abitano o sono transitati Peppe Morra, Massimo Perez o Liliana De Curtis. Quest'ultima c'è venuta recentemente a braccetto con un assessore per annunciare, per l'ennesima volta, l'imminente apertura del Museo Totò (se ne parla dal '98) ai piani alti di proprietà della Regione. Si tratta di oltre 1000 metri quadrati concessi in comodato al Comune. Il Museo Totò è attualmente chiuso, rovinato da infiltrazioni e bloccato da un contenzioso in corso che ha per oggetto una fantasiosa scala in ferro, realizzata appositamente per il nascituro museo, che nelle intenzioni dell'autore (architetto) voleva scimmiottare la scalinata sanfeliciana all'ingresso dello Spagnuolo, ma è stata giudicata pericolosa alla prima verifica di staticità. Insomma il progetto costato centinaia di migliaia di euro è un disastro. E intanto ai piani della Regione è anche curiosamente apparso un cartello «Vendesi». Massimo Perez invece ha abitato il primo piano, la casa di famiglia che ha già ospitato il Museo delle Guarrattelle di Bruno Leone (fallito) e dove, dal 2008, ha provato a realizzare invece un museo dedicato al padre, Augusto. Si è arreso solo il mese scorso, quando la casa è stata svaligiata anche dei pesanti mobili del Sette e Cinquecento, con un camion da traslochi e «nessuno ha visto niente». Allora ha prestato le opere del padre all'Accademia, dove insegna. Insomma almeno nel caso dello Spagnuolo, i proprietari pure armandosi di buone intenzioni hanno dovuto fare i conti con una realtà che non premia, con la pessima collaborazione con gli Enti locali, tanto generosi in parole quanto confusi nei fatti. L'intenzione era quella di popolarle, queste testimonianze della storia cittadina, spiega Peppe Morra. Che, con la Fondazione omonima, si è appena trasferito a Palazzo Bagnara ma è stato il primo ad aprire lo Spagnuolo al pubblico, in anticipo sul Maggio dei Monumenti. E spiega: «Guardiamo al contesto, alla Sanità: qui mancano scuole, palestre e le attività che svolge il parroco Antonio Loffredo sono allora più preziose. Io ho aperto il portone dello Spagnuolo ma mi sono anche chiesto a cosa servisse, atteso che la gente dribbla non solo la "terribile" Sanità, ma in generale i luoghi della storia e che hanno bisogno di rinascere. Occorre prima invogliare i napoletani a conoscere la città, a riconoscersi. E gli stessi malavitosi cambierebbero atteggiamento se gli Enti locali fossero prodighi in sostegni alle imprese, in interventi di riqualificazione del quartiere». Una storia vecchia, l'abbandono dei piani alti della Regione. «Io e Antonio Neiwiller già negli anni '80 puntavamo ad usare gli spazi regionali per farne un laboratorio. Poi Antonio è scomparso, ma ho proposto in più sedi di conservarli comunque alla cultura. La Regione da anni ne offre il comodato al Comune e questo alla Fondazione Totò, hanno speso milioni, la Fondazione non ha preso ancora in gestione la proprietà. Allora si faccia un bando, tante associazioni hanno bisogno di spazi, altrimenti quel palazzo resterà deserto». Aggiunge Massimo Perez: «Inizialmente il solo problema del Museo Totò era riempirlo, perché si trattava di due appartamenti sovrapposti per mille metri quadri complessivi. Allora si realizzò un teatrino da 40 posti e si pensò persino di portarvi una Cadillac di Totò. E per il piano superiore si progettarono i famosi laboratori per i ragazzi della Sanità. Ora, è in pezzi. E ho sentito che occorrerebbero 500 mila euro per ripristinarlo». Il papocchio ha il suo acme nel tentativo, disastroso, di replicare l'apparente disordine del barocco sanfeliciano in chiave contemporanea, con le scale in ferro pensate apposta per il museo fantasma, che bucano il preziosissimo palazzo. Per il recupero, invece, di facciate, scale, strutture portanti e per la cancellazione degli abusi ma specialmente di Palazzo Sanfelice, Gizzi ha già sollecitato gli assessori ma da ieri minaccia anche di intervenire con abbattimenti in danno. Donatone (Italia Nostra) aveva appena invitato il sovrintendente a scrivere «anche a Bondi, trattandosi di palazzi vincolati ai sensi del Codice dei beni culturali e di straordinari monumenti europei». Italia Nostra ha anche inviato al governatore Caldoro numerosi appelli «affinché sblocchi i fondi europei per le politiche urbane e il recupero dei centri storici, ben 220 milioni fermati per le bizzarrie di Tremonti alla voce sforamento del Patto di Stabilità. Solo quest'anno rischiamo fondi europei, il patrocinio Unesco ed un grande discredito al livello internazionale».
Corriere della Sera
12 Gennaio 2011
Napoli. Abusi alla Sanità, abbattimenti in vista
LU
Luca Marconi
Corriere della Sera
Il sovrintendente Gizzi ha sollecitato gli assessori alla Cultura a intervenire sui proprietari privati dei palazzi barocchi della Sanità a Napoli, devastati da incuria e abusi. Italia Nostra ha invitato il sovrintendente a scrivere anche al ministro Bondi, trattandosi di palazzi vincolati ai sensi del Codice dei beni culturali. Il Museo Totò, attualmente chiuso, è stato bloccato da un contenzioso in corso che ha per oggetto una scala in ferro realizzata appositamente per il museo, considerata pericolosa alla prima verifica di staticità.
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