Saranno studiati i resti dei neonati. Se ne occuperà il laboratorio di antropologia della Soprintendenza, a costo zero CAPANNORI. Saranno affidati al laboratorio di antropologia della Soprintendenza archeologica e studiati i resti dei neonati rinvenuti durante gli scavi del Frizzone, che riportarono alla luce anche la struttura lignea oggi conservata nei laboratori Piacenti di Prato. La rassicurazione arriva da Giulio Ciampoltrini, funzionario della Soprintendenza per il territorio lucchese. Lo studio verrà eseguito, continua Ciampoltrini, non appena il «nostro laboratorio avrà ultimato lo studio di alcuni resti del complesso longobardo rinvenuto in via Fillungo a Lucca. Un ritrovamento che risale a circa venti anni fa e che viene studiato oggi. I tempi dell'archeologia sono questi. Così anche i resti dei neonati, come gli altri esaminati dal nostro laboratorio, saranno studiati a costi zero». Ciampoltrini interviene sul destino dei resti dei neonati, conservati nel magazzino della Soprintendenza all'interno dell'istituto Cavanis di Porcari, ma guarda al futuro anche del museo archeologico capannorese, che ha appena aperto i battenti in via Cardinale Pacini. Museo che in nuce rappresenta quello che doveva essere il museo del Frizzone, struttura che doveva nascere grazie a un sodalizio fra la Provincia e la società Autostrade, con un contributo derivante dai fondi Arcus del ministero dei Beni culturali ma della quale ad oggi esiste, di realizzato, solo un vano scale. Oggi, Ciampoltrini propone la costituzione di un "cartello", magari nella forma di una fondazione, per ritentare la strada dei fondi Arcus. «Dato che il meccanismo di Arcus privilegia gli enti locali - spiega il funzionario - credo che sarebbe una buona idea mettersi intorno a un tavolo e riunire, con la Provincia, i Comuni di Capannori e Porcari, le fondazioni bancarie del territorio e partire con il grande sogno di vedere realizzato il museo del Frizzone». La strada dei finanziamenti da fondi Arcus, come detto, non è stata estranea al progetto per il museo. Ma, almeno finora, è stata interrotta. Da informazioni acquisite, infatti, risulta che nel 2007, in epoca di governo Prodi (il senatore Andrea Marcucci era in quegli anni sottosegretario ai Beni artistici e culturali), la Provincia presentò al ministero la richiesta di fondi Arcus per creare il museo archeologico sotterraneo del Frizzone. La risposta arrivò un anno dopo, nel 2008, già epoca di governo Berlusconi e con Sandro Bondi già alla guida del dicastero dei Beni artistici e culturali: il progetto del Frizzone non venne ammesso nella graduatoria dei progetti finanziabili quell'anno. L'invito di Ciampoltrini è adesso a riprovare la strada di Arcus, i cui fondi comune, negli anni, hanno raggiunto il territorio lucchese. Ne hanno beneficiato, ad esempio, le comunità montane di Mediavalle e di Garfagnana (in rappresentanza di tutti i Comuni dell'area) per il progetto delle Rocche della Valle del Serchio, oppure il recupero di villa Mansi. Ma quello che emerge, in generale, è che solitamente i fondi Arcus prediligono di finanziare progetti in cui sono evidenti piani di recupero di un territorio visto nel suo complesso, quindi rappresentato da più enti locali invece che da un ente solo, come è accaduto nel 2007.