Il progetto per il museo archeologico prevedeva «interventi sui materiali, per rendere disponibili i reperti che ritenevo più idonei a proporre un percorso nella storia locale dall'età del bronzo alla tarda antichità». Chi parla è Giulio Ciampoltrini, funzionario della Soprintendenza per la Lucchesia. Che risponde così alle polemiche sul progetto, anche alla luce del finora mancato restauro e studio di altri reperti rinvenuti al Frizzone: quelli dei neonati di epoca romana conservati (in una cassetta di plastica e avvolti nel cellophane) nei locali dell'istituto Cavanis di Porcari. «Il progetto che tanto clamore ha suscitato era - ed è, se la Fondazione Banca del Monte di Lucca continuerà a sostenerlo - dice Ciampoltrini - funzionale alla realizzazione del museo. In questo progetto, di cui rivendico piena responsabilità, non rientrava (e non rientra) la presentazione di resti umani, come è accaduto per la mostra "Munere mortis", in cui si è rinunciato all'effetto delle esposizione di resti umani e che tuttavia ha conseguito un successo di pubblico». «Il museo - continua - nato dalla volontà del Comune e anche per l'impegno del Gruppo Archeologico Capannorese Quarto accoglie materiali quasi interamente provenienti da scavi scientifici quasi interamente pubblicati nelle sedi scientifiche più opportune, da quelle locali a convegni internazionali, da Bonn a Roma, dove chiunque può valutarli».