«Che l'opera rubata abbia un valore storico, affettivo e simbolico è indubbio ma per una valutazione occorrerebbe poterla vedere meglio». Anche per un superesperto come l'antiquario grossetano Gianfranco Luzzetti è un'impresa poter dire qualcosa di un'opera d'arte soltanto attraverso l'immagine sgranata e in bianco e nero di un fax. Ma ugualmente non si sottrae al compito, pur riservandosi di poter dire qualcosa di più preciso nei prossimi giorni sulla base di immagini migliori, e la sua attenzione viene in particolare attratta dai segni che nell'iscrizione sotto al bassorilievo stanno a destra e sinistra delle iniziali di quel Filippo Ugurgieri che della maiolica votiva trafugata fu con tutta probabilità il committente. «Non si vedono bene - osserva il collezionista d'arte Gianfranco Luzzetti - ma decifrandoli potrebbero dirci qualcosa in più. Ciò che infatti potrebbe fare davvero la differenza nella stima del valore dell'opera è risalire all'officina che l'ha prodotta». Il pensiero di Luzzetti corre alle ceramiche robbiane ma su questo, ripete, occorre cautela: «Stiamo parlando dell'Amiata quindi è inevitabile pensarci ma su queste cose non si può essere approssimativi. In ogni caso qualunque valore materiale l'opera abbia esso nulla toglie al suo significato devozionale e storico». Anche la Soprintendenza per i beni artistici delle province di Siena e Grosseto seguirà l'esito delle indagini dei Carabinieri sul misterioso furto di via Nerucci. «Al momento tutto ciò che si doveva fare è stato fatto - ha detto ieri il dottor Fabio Torchio della Soprintendenza di Siena e Grosseto - Il prossimo atto sarà contattare la proprietaria dell'abitazione in attesa di quello che diranno gli inquirenti».