«Ci sono parti che possono essere guardate e altre che non vanno, ma non è una coperta brutta da togliere tutta. Dobbiamo mettere al primo posto gli interessi della città: economico, civile e di generazioni future. Quindi dobbiamo dialogare, pensare alla qualità, ma anche guardando alle imprese, all'interno di determinate caratteristiche». Il responsabile del «comitato Parchi», Corrado Giuliano, interviene in merito alla discussione in atto sul Piano Paesistico, criticando l'operato delle amministrazioni, assenti alla presentazione dello strumento qualche anno fa, dicendosi, di contro, aperto al dialogo, ma individuando anche alcune criticità su cui far leva. Tre punti in tutto da approfondire, il primo è un'osservazione sul metodo: «La cartografia è vecchia e non aggiornata, vero, ma va considerato il territorio rispetto ai beni che devono essere tutelati perché rilevanti paesaggisticamente - sottolinea Giuliano - Se prendiamo la penisola Maddalena, le Latomie e le mura Dionigiane (nella foto), già abbiamo elementi su cui discutere, ma non si può sovrapporre il Piano Paesistico al Prg, semmai si fa un processo inverso. Ci sono zone sensibili che non tollerano ulteriori edificazione, tra viale Tica e le Latomie, mentre tutta la fascia dietro a San Giovanni è compromessa, eppure il piano Unesco le ritiene patrimonio dell'umanità». Ed ecco il secondo punto da focalizzare, quel piano di gestione Unesco che avrebbe dovuto essere completato nel 2010 attraverso un comitato di pilotaggio, un gruppo di lavoro e una segreteria permanente, organismi di cui si sa poco o, ancor meglio, nulla. «È un elemento che non può essere disgiunto dalla riflessione sul piano paesistico - aggiunge il responsabile del comitato Parchi - che a questo punto può prevedere nuove edificazioni, ma di qualità, come un restyling di tutta la parte di viale Zecchino e corso Gelone, la parte vicino alla nuova pista ciclabile, quella città riscoperta dopo anni di degrado, e Fontane Bianche». Un'ultima considerazione sul neo assessore comunale Mariella Muti, ex soprintendente: «È lei l'autrice del Piano, istituzionalmente parlando - conclude Giuliano - quindi chi ha creduto in questo atto dia il contributo massimo che può dare un funzionario di così alto grado, prestato alla politica. La città lo reclama». 12012011