Una serie di foto documenta abusi e abbandono: lesioni, facciate mutilate degli stucchi, portali semidistrutti Gizzi scrive al Comune sugli edifici della Sanità Lassessore Belfiore: non possiamo obbligare i privati a intervenire BIANCA DE FAZIO Finestre aperte tradendo il disegno architettonico delle facciate. Archi riempiti per far posto a stanze, per ampliare gli appartamenti. Giardini cancellati per chiudere le auto in garage. E poi superfetazioni. Ma anche lesioni, facciate mutilate degli stucchi, portali semidistrutti. I palazzi storici e di pregio della Sanità (i due edifici firmati da Ferdinando Sanfelice e il palazzo cosiddetto dello Spagnuolo) versano in condizioni di grave degrado. Non sono gli unici, in città. Ma per questi edifici si è mosso, nei giorni scorsi, il sovrintendente per i Beni architettonici, larchitetto Stefano Gizzi. Con uniniziativa inconsueta, se non naif: ha segnalato il caso agli assessori comunali al Patrimonio e al Centro storico, Pasquale Belfiore e Nicola Oddati; ha inviato loro unaccorata lettera, datata 7 gennaio, nella quale chiede di intervenire presso i privati che sono proprietari degli immobili, e la stessa denuncia lha fatta recapitare ai giornali cittadini. Allegando un dossier fotografico realizzato da Gizzi in persona. Un corredo di immagini - tutte risalenti alle scorse settimane - che testimonia lo stato di abbandono dei luoghi, gli abusi, le ferite inferte a quegli edifici. «E incredibile che uno dei patrimoni barocchi più famosi al mondo sia in questo stato» scrive Gizzi. Bisogna, aggiunge, «valutare con urgenza i dovuti provvedimenti per sollecitare i singoli proprietari privati ad ottemperare alla rimozione sia delle cause del degrado sia dei numerosi abusi e superfetazioni». Ma il Comune può ben poco contro quei privati, né può intervenire con fondi propri per eventuali restauri e ristrutturazioni. «La proprietà privata - precisa lassessore Belfiore - è onere del proprietario. Sono i proprietari a doversene occupare. Il Comune può intervenire, se cè inerzia del proprietario, solo per tutelare lincolumità pubblica o privata. Solo, insomma, se cè un rischio per la salute dei cittadini. Per la tutela del bene monumentale, invece, può intervenire la Soprintendenza. Si possono effettuare - spiega Belfiore - lavori in danno: lamministrazione li fa e poi i privati risarciscono. Ma qui servirebbero milioni di euro. E lamministrazione non li ha». Sempre ammesso che i proprietari si decidano, poi, a mettere mano al portafogli per risarcire il Comune. Stesso iter per la Soprintendenza. Ma il ministero ha una voce di bilancio molto esigua destinata ai "lavori in danno", e dunque anche su quel fronte la Sovrintendenza ha le mani legate. E se Gizzi sollecita linserimento di questi edifici nel Piano Unesco, cosa che Belfiore considera già fatta, è proprio perché dal Piano di gestione per larea storica riconosciuta Patrimonio dellUmanità potrebbero arrivare quei finanziamenti irreperibili altrove. Ma Belfiore insiste: «Il soggetto responsabile dello stato di quegli edifici è il proprietario». Proprietari, ricorda lassessore Oddati, che neppure si sono dati la pena di chiedere di partecipare al programma Sirena, quello grazie al quale il Comune ha significativamente contribuito alla ristrutturazione di numerosi edifici privati. «Unoperazione molto importante, per la riqualificazione delle parti comuni dei palazzi. Ma non si possono obbligare i proprietari a prendervi parte - aggiunge Oddati - Neppure quando sono proprietari di edifici così importanti. Non risulta che questi palazzi della Sanità siano in attesa di finanziamento Sirena, e comunque non avrebbero alcuna precedenza rispetto agli altri (che sono circa 350): lamministrazione non può privilegiare un immobile solo perché di pregio. Devono pensarci i proprietari». Né è possibile attingere a fondi europei: lUnione europea proibisce interventi per beni privati e anche il programma Sirena è stato possibile solo grazie al fatto che si trattava di fondi italiani e che, comunque, il Comune interveniva in percentuali non superiori al 25-30 per cento (salvo giungere al 40 per cento in casi particolari, per le ristrutturazioni, ad esempio, particolarmente attente al risparmio energetico). Che fare, allora, per i palazzi della Sanità? Se la Sovrintendenza passa il cerino al Comune, palazzo San Giacomo alza le mani al cielo. E Belfiore ammette: «Temo che quegli edifici resteranno così».