Critiche alla decisione di Pinault di chiudere la Punta tre mesi per allestire la nuova mostra VENEZIA «Dobbiamo chiudere. E' finita». In pochi prendono con il sorriso una frase così. Anche se si tratta, come in questo caso, della collezione di François Pinault, «Mapping the studio», esposta a Punta della Dogana. Chiavistelli alle porte da ieri e cantiere aperto (dentro) per il nuovo allestimento che aprirà nella primavera 2011 (10 aprile): l'«Elogio del dubbio» e che sarà seguito da un cambio della guardia anche a Palazzo Grassi, il 4 giugno, con l'inaugurazione della mostra «Il mondo vi appartiene». Entrambe affidate per l'allestimento a Caroline Bourgeois, le nuove mostre si lasciano così alla spalle i «numeri» di questi mesi (400mila i visitatori in 18 mesi per Mapping the studio) ma non le polemiche. Per i pochi visitatori totali, per un bando di concorso che non sarebbe rispettato, ma soprattutto per i tre lunghissimi mesi di chiusura. Ha dato fuoco alle polveri il soprintendente al polo museale veneziano Vittorio Sgarbi, ieri, sulle pagine della Nuova Venezia: «La chiusura è in contrasto con la convenzione stipulata dal collezionista francese con il Comune - ha detto Sgarbi - la gara bandita da Ca' Farsetti per la concessione trentennale dello spazio espositivo prevedeva che Punta della Dogana, nuovo polo dell'arte contemporanea in città, rimanesse sempre aperto in modo continuativo. Credo che si possa pensare anche alla revoca della concessione». Ma non è solo Sgarbi. Le critiche riguardano soprattutto i tre mesi di chiusura. «E' vergognoso - dice Franco Miracco, portavoce del ministro ora e governatore prima Giancarlo Galan e sostenitore all'epoca della cordata regionale pro Guggenheim - mi sembra che la vera vittima di questo fallimento sia il Comune di Venezia. E' caduto nella trappola di un investitore intelligente, ma adesso che se n'è accorto non può rimanere a guardare. Credo che dovrebbe far pagare a Pinault una penale, fare ricorso, reagire insomma, facendosi sentire in modo severo». E così mentre Punta della Dogana chiude per ripartire fra tre mesi scandagliando le sfaccettature molteplici dalla sfera del turbamento, dell'abbandono definitivo delle certezze in tema di identità e di rapporti, le voci critiche cittadine non si fanno attendere: «Conti alla mano non c'è paragone fra l'attuale gestione di Palazzo Grassi e di Punta della Dogana e quel che in passato era riuscita a fare, solo con Palazzo Grassi, la Fiat, oppure con quello che avevano progettato di realizzare Terruzzi a Palazzo Grassi o la cordata della Regione, capitanata dalla Guggenheim nella ex Dogana da Mar; ma - ahimè - non c'è paragone nemmeno con quello che aveva annunciato (fra gli applausi iniziali) Pinault, al momento del suo sbarco in laguna», dice Pietro Bortoluzzi consigliere provinciale pdl di Venezia. E intanto da Palazzo Grassi arrivano le prime reazioni (non istituzionali): «Tre mesi, per chi se ne intende davvero sono un tempo tecnico brevissimo per disallestire e riallestire una mostra - spiegano - quanto all'apertura continuativa la convenzione riguardava entrambe le sedi, Punta della Dogana e Palazzo Grassi, e così sarà».