Mai i 150 anni dell'Unità d'Italia festeggiati a Firenze senza il Museo del Risorgimento. Un progetto che si discute da tanto, troppo tempo, e che nonostante le promesse di diversi esponenti politici fiorentini - primo fra tutti, il sindaco Matteo Renzi-, non è ancora riuscito a trovare la sua naturale e auspicata realizzazione. La città però aspetta da oltre cinquant'anni che le migliaia di pezzi che un tempo furono esposti nel "vecchio" Museo del Risorgimento, il secondo per importanza dopo Torino e chiuso nel 1939 per cause belliche, trovino una collocazione definitiva. Accade così che, mentre il primo cittadino del capoluogo toscano si recava a Reggio Emilia per partecipare, alcuni giorni fa, all'apertura ufficiale delle celebrazioni davanti al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, i cimeli della Storia Patria continuassero a svernare (impolverati e sottoterra) in tre diversi depositi, dimenticati dal sindaco ma soprattutto dall'assessore comunale alla Cultura, Giuliano Da Empoli. Già, perché. Quando sembrava di essere a un passo dalla conclusione di questo triste scenario, grazie al buon senso degli assessori alla cultura della passata amministrazione Giovanni Gozzini ed Eugenio Giani, che avevano individuato le Murate come nuova sede espositiva, tutto è scomparso in una bolla di sapone: l'attuale giunta ha infatti preferito destinare l'ex carcere ad altre iniziative, più espressamente contemporanee, lasciando in sospeso la questione del Museo del Risorgimento. E persino l'ultima proposta di Giani, attuale presidente del consiglio comunale, di creare un centro per ospitare i reperti storici all'interno del complesso del Museo Stibbert sembra per il momento giacere in un cassetto. Che il 2011 sia l'anno della svolta? Ai posteri l'ardua sentenza, anche se per adesso la vicenda del Museo del Risorgimento fiorentino si conferma uno dei capitoli più significativi del fallimento culturale della giunta Renzi.