Somma Vesuviana. Nel luglio scorso, con il decreto n. 752 del registro depositato al ministero dei Beni e le Attività Culturali, il complesso monumentale Santa Maria del Pozzo è stato dichiarato di «interesse archeologico». Un riconoscimento atteso per il convento cinquecentesco, in ragione soprattutto dell'esistenza di una cripta nei sotterranei del complesso e datata al I secolo avanti Cristo. Una testimonianza precristiana che non poteva semplicemente identificare il convento quale «monumento storico», così com'era stato finora. «Finalmente - dice il direttore culturale di Santa Maria del Pozzo, Emanuele Coppola - il complesso monumentale è anche sito archeologico, al pari della Villa Augustea». E questa sera, alle 18.30, il riconoscimento assume infine i criteri dell'ufficialità con un'inaugurazione pubblica. All'evento, coordinato da Emanuela Allocca, presenzieranno il sindaco della città, Raffaele Allocca, il presidente del consiglio comunale Carmine Di Sarno, i consiglieri regionali Carmine Mocerino e Paola Raia, l'ispettore di zona dei Beni Artistici, Carlo Caracciolo, il professor Antonio de Simone, presidente della commissione archeologica Santa Maria del Pozzo, la preside dell'Itis Ettore Majorana, Teresa Iannelli, Monsignor Luigi Mucerino, vicario episcopale della Curia di Nola e padre Rufino Maryjka, guardiano del convento di Santa Maria del Pozzo. Ed è un tassello importante per la rinascita del convento fondato nel primo decennio del 1500, quando la regina Giovanna d'Aragona, rivolgendosi all'allora vescovo di Nola Giovan Francesco Bruno, acquistò un vasto appezzamento di terreno a Somma Vesuviana con annessa una piccola chiesa dedicata alla Madonna del Pozzo. Una chiesetta interamente interrata a causa della violenta alluvione del 1488 e che ben presto finì sepolta e dimenticata. Fu realizzata nel 1333 dal re di Napoli, Roberto d'Angiò per ricordare il matrimonio della nipote Giovanna I, sua erede, e Andrea d'Ungheria, figlio del re Carlo Umberto. L'incontro dei due sovrani avvenne proprio a Somma, nei pressi del Palazzo reale della Starza. Ed è per suggellare l'evento che re Roberto ordinò, poco distante, la costruzione di una nuova chiesa a riverenza di «Nostra Donna». Dalla sala della chiesa sotterranea si accede, scendendo, a un'antica cappella comunemente detta «pozzo» dominata dall'affresco della Madonna Allattante divenuta in seguito Santa Maria del Pozzo. Questo spazio è ciò che rimane di un'antica villa rustica romana adibito alla conservazione del vino. Proprio il fortuito ritrovamento dell'antica chiesa motivò la sovrana Giovanna a farvi realizzare un maestoso complesso religioso che donò poi ai frati francescani con il consenso di papa Giulio II. Da anni, ormai, i francescani di nazionalità polacca che abitano il complesso, con l'ausilio del direttore Emanuele Coppola, lottano per far tornare il convento agli antichi fasti. E così via ad aste, convegni, raccolte, riffe, vendite di beneficenza che hanno consentito alcuni lavori di restauro. Per il restauro dell'intero complesso occorrerebbero almeno tre milioni di euro. Partiranno, intanto, le visite guidate per ammirare la chiesa angioina e il pozzo romano. Tre ogni domenica, per il calendario invernale: alle 11, alle 13 ed alle 19, con Jessica Casolaro e Vincenzo Castaldo a far da guida