LA LETTERA Federalismo subito o si vota. Bossi tra 'cimici' e sigaro fumante ce lo ripete ogni giorno. E Calderoli come l'intendenza segue scodinzolante. Poi seguono alcuni provvedimenti che sul federalismo calano un velo pietoso. Chi ha di più avrà di più chi ha meno avrà meno specie al sud e gli sta bene perché Garibaldi si avvalse della mafia; firmato Borghesio. I comuni e le province protestano per queste ingiustizie. E protestano pure le regioni per la fasulla sdemanializzazione proposta. Ogni provvedimento dei fin troppi in cantiere procede insomma - quando procede - tra intoppi e contestazioni. La palude romana ammorba l'aria istituzionale e il governo del territorio che infatti va a rotoli, frana, crolla, si allaga, si cementifica e si condona. La risposta nazionale risente di questa confusione. Quella regionale fatica non poco. E non solo dove essa è affidata a Zaia e Cota ma anche alla Polverini, Formigoni, Cappellacci etc. In Toscana anche sotto l'incalzare di molte critiche si è deciso di rimettere mano al PIT, alla legge 2005 etc per ridelineare un percorso in cui tutta la rete istituzionale elettiva e no fosse coinvolta su un piano di pari dignità. E dove ambiente, paesaggio e territorio trovassero quegli adeguati livelli di governo e di pianificazione integrata per superare un settorialismo che non paga. In Toscana, infatti, i parchi e le aree protette non costituiscono una semplice sommatoria di episodi in circoscritte localizzazioni ma prefigurano un sistema organico con dimensione e qualificazione che lo predispone all'integrazione con il contesto territoriale, paesaggistico, economico e sociale. Ed è di questo che il PIT deve finalmente tener conto. Insomma, una trama regione, province, comuni, parchi e bacini e nuove aggregazioni intercomunali dove non operano più le comunità montane come all'Arcipelago Toscano. Vecchie leggi vanno riviste e leggi nuove accantonate da troppo tempo vanno riprese e approvate. La partenza di Rossi, Marson, Bramerini lasciava presagire questo svolgimento. Ma si è visto subito che il vecchio è duro a morire e il nuovo ha il passo pesante. La giusta e coraggiosa ricerca di semplificazione e riduzione dei costi di gestione va apprezzata ma deve conciliarsi con queste scelte di programmazione senza ritorni centralistici e neppure settoriali che minerebbero quella "giustezza e adeguatezza" dei livelli di intervento di cui parla la legge. Mentre Roma si infischia dei bacini e smantella i parchi, regioni come la Toscana non possono barcamenarsi tra l'abrogazione di qualche gettone e più spediti passaggi di carte tra regione e comuni. Quella strada l'abbiamo già battuta con risultati deludenti. Ora ci vuole quel nuovo passo più spedito promesso da Rossi.
LA SVOLTA ATTESA SULLA PROGRAMMAZIONE
Il governo italiano è in crisi, con molti provvedimenti che non vanno a buon fine. I comuni e le province protestano per ingiustizie, come la sdemanializzazione proposta. La risposta nazionale risente di questa confusione. In Toscana, invece, si sta lavorando per ridelineare il PIT e la legge 2005 per ridurre i costi di gestione e semplificare la programmazione. La regione vuole mantenere un livello di intervento equo e non settoriale. Mentre Roma si concentra sui bacini e smantella i parchi, la Toscana non può barcamenarsi tra l'abrogazione di gettoni e passaggi di carte tra regione e comuni.
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