Il portavoce dei 14 alberghi: «Due euro al giorno sono troppi, gli italiani non li versano mai» Tassa di soggiorno, i turisti italiani cercano di non pagare il conto. E lo zoccolo duro della contestazione è a Ostia dove ormai la metà dei connazionali ospiti degli alberghi si rifiutano di versare il contributo. E'in chiaroscuro il bilancio a dieci giorni dall'applicazione dell'imposta di soggiorno, che impone ai non residenti il pagamento di un euro a notte se ospiti di un campeggio, di due se alloggiati in albergo sotto le tre stelle e di tre per gli hotel di quattro e cinque stelle. Sono molti i turisti italiani che rifiutano di pagare il supplemento; a Ostia, dove gli albergatori contestano pesantemente il provvedimento, la quota di insolventi ha raggiunto il cinquanta per cento degli ospiti connazionali. «A Roma conferma Giuseppe Roscioli, presidente della Federalberghi capitolina tra i nostri associati abbiamo registrato diversi casi di clienti che rifiutano di pagare e firmano lo specifico modulo. Abbiamo contestato questa imposta ma adesso che è legge dello Stato, bisogna pagarla. Da parte nostra informiamo i turisti inadempienti che firmare quel modulo non li esenta dal pagamento. Quindi non mi pare una gran furbata non pagarlo». In realtà il metodo di riscossione in caso di rifiuto non è così agevole. La richiesta del contributo viene fatta al cliente dall'addetto alla reception al momento di saldare il conto. A quel punto il turista può rifiutarsi di pagare il supplemento tributario. In questo caso l'esercente dell'albergo o del campeggio deve compilare un modulo di "dichiarazione di omesso versamento". Sul foglio il cliente, riguardo alla multa alla quale va incontro, legge che «per l'omesso, ritardato o parziale versamento del contributo si applicano sanzioni amministrative di cui all'art. 8 del Regolamento». Vale a dire, recita l'art. 8, che «si applicala sanzione amministrativa pari al trenta per cento dell'importo non versato». Ma si può anche beneficiare di un decreto legislativo per il quale entro 60 giorni dalla notifica la sanzione si riduce di un quarto e per i gruppi, basta che paghi uno solo dei contravventori. Insomma, a non pagare si può persino risparmiare. E di molto. «Da noi, praticamente, quasi tutti gli ospiti italiani non pagano specifica Roberto De Prosperis, portavoce dell'associazione che raccoglie 14 strutture turistiche di Ostia Si rifiutano perchè trovano questa imposta iniqua e ingiustificata. Qui in periferia non si fruisce dei servizi turistici del centro di Roma e basta farsi un giro per rendersene conto. Due euro a persona per ogni giornata per noi di Ostia sposta l'ago della bilancia pericolosamente verso la vicinissima Fiumicino, dove quell'imposta non c'è. Lo abbiamo detto all'amministrazione ma non siamo stati ascoltati». «Come periferia oltre il raccordo aggiunge Michelangelo Cavalcanti del Country Village di Castelfusano i nostri ospiti sono già penalizzati nella carenza dei trasporti pubblici e da tariffe taxi con supplemento. Eppoi c'è il problema che applicare un'imposta da gennaio a gruppi che prenotano con un anno d'anticipo, rischia di far sballare i conti. Insomma, è la solita storia che il turismo non è considerato come fonte di occupazione e di ricchezza ma come una vacca da mungere». «E' un contributo non equo osserva Valentino Zambon del "Campeggio Internazionale" Su un cliente che paga 19 curo a notte per la sua tenda un euro vale il 5.3 per cento dell'importo; 3 euro per una notte in hotel a cinque stelle è un'inezia. No, i clienti questo contributo lo accettano malvolentieri e lo contestano: lo vedono come un espediente per raggranellare dal turismo soldi per le casse del Campidoglio». «Pochi euro possono dirottare i flussi turistici da una città all'altra» concorda Diego Menegon della ConfContribuenti. «Con questo provvedimento replica il vicesindaco, Mauro Cutrufo per la prima volta gli ospiti di Roma lasceranno un contributo per aiutare a sostenere i servizi della città di cui essi stessi usufruiscono. Un principio adottato già da anni, senza alcuno scandalo nè stupore, in altre capitali europee e non».