Marcello Mancini è vicedirettore de «La Nazione» Con il governo - appena cominciato - del sindaco Matteo Renzi, Firenze sta forse conoscendo una stagione più energica di quella fin qui vissuta. Nella quale la città venga vista meno come frutto di una rendita eterna da conservare e più come una testimonianza del passato alla quale aggiungere elementi di modernità che le garantiscano anche un futuro. A forza di custodire con esasperante staticità - anche di politica culturale - gli inesauribili tesori della città, si è persa di vista la possibilità di aggiungere ricchezza a quella già esistente, proprio per sostenere la concorrenza di chi magari non ha la stessa fortuna di Firenze ma riesce a utilizzarla con più intelligenza e lungimiranza. Firenze è un prodotto che nel mondo non ha bisogno di promozioni: è un marchio di fabbrica, basta la parola. Ma finalmente si fa strada la consapevolezza che gli Uffizi possono essere venduti oltre il biglietto d'ingresso a un museo. Una visione più moderna dell'arte che diventa business, è l'unico modo per investire sul futuro e consegnare ai nostri figli le stesse opportunità che la storia ci ha generosamente lasciato in eredità.