I tagli al contributo statale mettono a rischio la prossimi stagione. «Letta ministro al posto di Bondi» Milano La scala e i suoi fratelli. Poveri. Se il Piermarini ha incassato trentadue milioni di euro di contributi ministeriali nel 2010 (in attesa del reintegro dei cinque milioni tagliati a luglio), gli altri teatri milanesi ne hanno presi poco più dì otto in totale, 8.290.589 per l'esattezza. Una distribuzione che rispetta le percentuali assegnate dal Dipartimento dello Spettacolo del Mibac a tutti i comparti della cultura: il 47,5 va agli enti lirico-sinfonici (tra i quali rientra la Fondazione di via Filodrammatici), solo il 16,27 alle attività teatrali di prosa (il resto della torta va a musica, cinema e circo). La paventata decurtazione del Fus, tuttora inchiodato a 258 milioni di euro (un anno fa ne furono stanziati 404), ridurrebbe ulteriormente le sovvenzioni del Governo: 5.388.882 milioni, con una riduzione generalizzata del 35. «Sarebbe una vera sciagura» il coro degli operatori del settore, che nelle ultime settimane hanno più volte protestato contro la cura dimagrante imposta dalla Legge di Stabilità del Governo Berlusconi. Nel mirino, il ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi, già contestato la scorsa estate per il decreto di riforma delle fondazioni liriche. Nei prossimi giorni, arriverà in Parlamento la mozione di sfiducia contro Bondi: i dirigenti dei teatri, non solo milanesi, sperano che venga sostituito. Per due motivi. Innanzitutto, il nuovo ministro scelto dalla maggioranza di centrodestra non accetterebbe mai l'incarico se non avesse precise garanzie sulle risorse economiche da investire. In secondo luogo, molti si augurano, senza farne troppo mistero, che il prescelto sia Gianni Letta, braccio destro del premier e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, al quale viene unanimemente riconosciuta una grande sensibilità nei riguardi del mondo della cultura. Del resto, era stato proprio lui, insieme a Bondi, ad assicurare qualche mese fa che il Fus sarebbe stato riportato quantomeno ai livelli del 2010. «Sotto i 410 milioni di euro non c'è sopravvivenza». Insomma, basterebbero 150 milioni in più per dare respiro ai teatri, già costretti a lavorare con gli stessi fondi di dieci anni fa. Se il reintegro non diventasse realtà nei prossimi mesi, le difficoltà finanziarie sarebbero insormontabili, soprattutto per le piccole realtà artistiche: «Ormai la stagione 20102011 è già fatta - chiosa Fiorenzo Grassi, numero uno dell'Agis Lombardia e direttore responsabile dell'Elfo Puccini (1.020.226 euro come teatro stabile a iniziativa privata) -. Piuttosto, potrebbero esserci problemi in autunno, quando ci sarà da mettere insieme il cartellone per l'anno prossimo». Si rischia una chiusura fino al 2012. «Adesso sarebbe controproducente annullare le rappresentazioni - il commento di Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro (3.168.980 di euro come teatro stabile a iniziativa pubblica) - perché il disavanzo non farebbe che aumentare». In Largo Greppi, ad esempio, nel 2010 sono stati in 20mila a sottoscrivere l'abbonamento, con 900 alzate di sipario l'anno e il 51 di entrate garantite da biglietteria e partnership (conti in regola da un decennio); ieri pomeriggio, all'Elfo di corso Buenos Aires, erano in settecento in platea per assistere agli spettacoli The history boss e Il mare. «Nonostante la concorrenza dei saldi - sorride Grassi - si percepisce da questi numeri che la gente ha voglia di cultura: servono teatri aperti». Infatti, Federculture, Agis e Fai stanno organizzando una maratona no-stop a sipari alzati per metà febbraio: «Spiegheremo ai cittadini i motivi della mobilitazione contro i tagli» ha annunciato Escobar. Ci sarà certamente anche Andrée Ruth Shammah, direttrice del Franco Parenti (798.936 euro come stabile a iniziativa privata): «Cosa faremo? Sto male solo a pensarci» confessa la fondatrice del Pierlombardo. Il 31 dicembre scorso, anche il Carcano (344.520 euro come impresa di produzione e 117.600 come esercizio teatrale) ha lanciato l'sos dalle colonne del Giorno: «Se va avanti così - le parole di Riccardo Pastorello, direttore di produzione di corso di Porta Romana e presidente Anet, l'associazione nazionale degli esercizi teatrali - saremo costretti a licenziare tutti nel 2011». In effetti, molti dipendenti assunti a tempo indeterminato potrebbero finire in cassa integrazione: «Secondo le nostre stime - fanno sapere da Agis Lombardia, cui fanno riferimento le imprese di spettacolo - lo Stato spenderebbe circa 400 milioni di euro». Cioè, «il doppio rispetto a quello che ci hanno tolto quest'anno». La conclusione è semplice: meglio reintegrare il Fus piuttosto che ritrovarsi sul groppone lavoratori ad elevata specializzazione. Qualcosa di più sull'entità definitiva delle sovvenzioni statali dovrebbe sapersi in primavera: «I tecnici del Ministero - taglia corto Grassi - stanno prendendo tempo. Sperando che succeda qualcosa».