In settimana un tavolo di concertazione a Trieste sollecitato da Berlusconi per risolvere il contenzioso sui piccoli volatili I1 caso colibrì passa per il governo. «Gli abusi dovranno essere ripristinati e tutte le situazioni lamentate dal soprintendente dovranno trovare una loro composizione» ma sulla questione del Centro Colibrì di Miramare a Trieste «non è possibile non tenere conto dell'indicazione arrivata dal presidente del consiglio Berlusconi, che invita a tenerli in Italia», dice il direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia Giangiacomo Martines, che, seguendo l'indicazione arrivata anche dal ministro Bondi, annuncia la convocazione in settimana a Trieste, di un tavolo di concertazione per risolvere la questione portata alla ribalta qualche giorno fa dal responsabile del centro, Stefano Rimoli che aveva riferito di una telefonata di Berlusconi con la quale il premier garantiva il suo personale interessamento per il centro entrato in crisi a causa dei mancati finanziamenti pubblici. «Nell'arco del mese di gennaio - sottolinea Martines - puntiamo a presentare a Bondi e Berlusconi una soluzione che permetta di mantenere i Colibrì in Italia e possibilmente a Trieste». Ma ieri il soprintendente per i beni storici e artistici del Friuli Luca Caburlotto aveva ribadito che i colibrì dovranno essere trasferiti spiegando che alla struttura triestina si contestano gravi irregolarità contro la proprietà del Demanio storico-artistico, nonché reati contestati dalla procura della Repubblica, tra cui furto d'acqua, abusi edilizi e danno contro l'erario. Ma qual è l'importanza di questa presenza di colibrì, l'uccello più piccolo del mondo, in Italia? «Ci sono parecchi giardini zoologici che ospitano colibrì - spiega lo zoologo Fabio Perco, responsabile scientifico dela Riserva naturale Foce d'Isonzo e direttore della stazione biologica Isola della Cona - e non è certo con la presenza di qualche decina di questi uccelli che si salvano i colibrì, ma l'iniziativa triestina è comunque lodevole. D'altronde senza finanziamenti non si fa nulla». Ma è importante questo centro triestino per la salvaguardia della biodiversità? «Per salvare fauna e biodiversità la cosa più importante non è il centro colibrì nè i centri di recupero del wwf ma le aree protette e la salvaguardia dell'ambiente. Ma dal punto di vista culturale e zoologico anche tenere alcuni colibrì in serra può essere interessante». Ci si chiede che senso abbia tenere colibrì a Trieste? «I giardini zoologici hanno un significato? Dipende da come sono gestiti, se rivestono una funzione culturale di sensibilizzazione sulle specie in pericolo. In Austria, Germania e altri paesi nordici ci sono centinaia di giardini zoologici che sono anche i principali sovvenziona-tori della salvaguardia degli animali nei luoghi d'origine Quella di Trieste è un'iniziativa coraggiosa». Spostarli in Olanda come si dice potrebbe fattibile? «Gli olandesi sono i più esperti al mondo in fatto di serre. Hanno ricostruito habitat straordinari. Ma dal centro di Trieste sono rimasto favorevolmente impressionato. I colibrì sono tenuti bene, in un ambiente climatizzato, a temperatura e umidità corretta. E' una cosa complessa e delicata. Non banale». Che utilità c'è nell'avere qui dei colibrì? «Ci sono centinaia di opportunità di studio che possono derivare da animali difficili da mantenere in cattività. Aspetti veterinari, fisiologici, etologici. Si tratta di uccelli dalla fisiologia estremamente peculiare, di dimensioni minime con un metabolismo molto accelerato. Tutte cose che si possono approfondire più facilmente in cattività che in natura. Magari non si sa mai cosa si trova studiandoli, ma si trova laddove si cerca».